Attacco hacker Grillo: mail e foto della deputata Giulia Sarti in rete

Attacco hacker Grillo: gli Hacker del Pd mettono in rete mail e foto dei parlamentari 5 Stelle con le mail del vicedirettore del FattoQuotidiano Travaglio

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L’attacco hacker al Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo non è stato un falso. Inizialmente si pensava ad una finta rivendicazione per via di alcune imperfezioni della lettera di minaccia che i 5 Stelle avevano ricevuto. Ma non è così. Le mail dei parlamentari del Movimento 5 Stelle girano sul web, assieme a materiale privato degli stessi rappresentanti di Camera e Senato. C’è anche una vicenda che ha coinvolto Marco Travaglio, il vicedirettore del ilFattoQuotidiano.

 

Marco Travaglio e gli hacker del Pd

Si è letto su Libero e sull’Unità di raccomandazioni che Marco Travaglio avrebbe fatto a Giulia Sarti, deputata del Movimento 5 Stelle.

Il giornalista di Libero, Matteo Pandini, contatta giorni fa Marco Travaglio per informalo che sulle mail della Sarti, che già girano in rete, ce ne sono anche alcune che riguardano i rapporti che il vicedirettore del ilFattoQuotidiano ha avuto con la deputata 5 Stelle. Marco Travaglio gli dice che non c’è nulla di male nel contenuto di quella mail e, anche se si tratta di materiale privato, non ha nulla da nascondere. Ma su Libero, successivamente appare un disegno di Marco Travaglio vestito da postino che consegna a Beppe Grillo una lettera. Il disegno è intitolato “Anche Travaglio finisce nella Grilloleaks”. A pagina 15 dello stesso numero di Libero, si trova l’articolo di Matteo Pandini, dal titolo Grilloleaks: svelati i segreti di Travaglio e Pardi”.

Ma la vicenda è molto lontana dai titoli dei due quotidiani. Infatti il 20 (o il 21 ma poco conta) febbraio di quest’anno, Marco Travaglio riceve una telefonata da parte di Francesco Pardi, attivista e politico italiano, eletto nella XVI legislatura nell’Italia dei valori di Antonio di Pietro. Francesco Pardi, detto anche Pancho Pardi, conoscente di vecchia data del vicedirettore del ilFattoQuotidiano, non essendo rieletto alle elezioni politiche 2013, dice a Marco Travaglio se è possibile far entrare in contatto giovani dell’ufficio legislativo del Senato con il Movimento 5 Stelle. Si tratterebbe di giovani che collaboravano con loo stesso Pancho in materia di conflitto d’interesse e in materia di giustizia. Così Marco Travaglio riceve i curriculum di queste persone vicine a Pachoi Pardi e le gira a Giulia Sarti per mail. La questione termina lì.

Quindi l’articolo di Libero, quanto meno il titolo dell’articolo di Matteo Pandini dato che il contenuto rivelava l’innocenza dell’accaduto, sottolinea “raccomandazioni” e “contatti con Grillo” mai avvenuti.

E dopo Libero, arriva l’Unità che, stranamente, riporta l’articolo del quotidiano rivale. Infatti, non è stato solo Libero a riportare la falsa vicenda. Il Corriere della Sera ha pubblicato a rigirato l’articolo di Libero con un tweet, mentre l’Unità lo ha pubblicato sulla home page del suo giornale online.

 

L’indagine della Procura di Roma

La Procura di Roma ha aperto un’indagine in merito all’attacco degli hacker Pd al Movimento 5 Stelle. L’indagine è stata affidata alla polizia postale che sta cercando di risalire agli autori che hanno minacciato il Movimento 5 Stelle. Dalle indagini sembrerebbe che diverse mail private dei parlamentari del Movimento 5 Stelle siano state individuate, lette e salvate dagli hacker del Pd. La stessa polizia postale si ritiene fiduciosa di riuscir a far luce sulla spiacevole vicenda.

 

Il contenuto delle mail che è stato rivelato

La prima casella di Posta elettronica che è stata pubblicata risulta essere di Giulia Sarti, la giovane deputata del Movimento 5 Stelle. Il primo a denunciare l’accaduto è stato L’Espresso, che riportava le minaccia degli Hacker del Pd, secondo cui i le mail private di Giulia Sarti sarebbero reperibili su Skydrive e Bayfiles. 

La smentita era arrivata dalla stessa Giulia Sarti che aveva dichiarato: “Lo scandalo dell’Espresso su un presunto furto di mail ai miei danni è una bufala. Come ogni persona può verificare, i file caricati su Internet dai presunti hacker sono vuoti, non contengono nulla”.

Ma la stessa deputata 5 Stelle era poi tornata su i suoi passi. Dopo aver constatato che era possibile scaricare il contenuto delle proprie mail, i deputati Giulia Sarti e Stefano Vignaroli hanno diffuso un video su YouTube in cui denunciavano l’accaduto. In sintesi, nel video, i due parlamentari 5 Stelle dichiarano: “Amici della rete, questa mattina è successa una cosa piuttosto grave: un gruppo di presunti hacker ha comunicato di essere entrato in possesso delle caselle di posta di molti parlamentari del M5S. Hanno fatto un video ed una rivendicazione. Questa mattina pensavamo fosse una bufala perché i file non si riuscivano a scaricare, poi ci siamo accorti che questi file venivano diffusi in rete e si tratta delle caselle di posta personali ed interamente disponibili e scaricabili mie e di Stefano Vignaroli”. L’auto intervista dei due deputati del Movimento 5 Stelle continua con la manifestazione del loro disagio in merito alla situazione e sull’intervento che la magistratura sta effettuando contro gli Hacker del Pd.

 

Le distanze del Partito Democratico

È anche il Partito Democratico ad intervenite, sempre tramite la rete, sull’accaduto. Infatti, poco dopo essere venuto a conoscenza degli Hacker del Pd, lo stesso Partito Democratico ne prende le distanze con un comunicato stampa sul suo sito ufficiale: “Di fronte a notizie di stampa che parlano di fantomatici hacker che si autodefiniscono vicini al Pd, si precisa che non esiste alcun rapporto tra il Partito democratico e queste persone”.

 

Le rivendicazioni degli Hacker del Pd

Gli Hacker del Pd, nel loro comunicato online, minacciano la pubblicazione di una casella di posta elettronica a settimana. Sembra che sia dal mese di novembre che il gruppo di hacker controlli i movimenti, o meglio le conversazioni private, degli attuali deputati e senatori a 5 Stelle. Nel novembre 2012, quest’ultimi non erano nemmeno entrati in parlamento.

Le richieste degli Hacker del Pd sarebbero: la pubblicazione dei redditi di Grillo e Casaleggio e il dettaglio dei ricavi del blog di Beppe Grillo più i suoi derivati.

Sul sito degli stessi Hacker del Pd è presente il video minaccia agli eletti del Movimento 5 Stelle ed un conto alla rovescia che conta il tempo entro cui verrà pubblicato il prossimo contenuto privato delle caselle di posta elettronica dei parlamentari del Movimento 5 Stelle.

 

La smentita e l’attacco di Anonymous agli Hacker del Pd

Da anni Anonymous rivendica il fatto di essere un gruppo a-politici, di non appartenere ad un gruppo o movimento politico, ma di difendere la giustizia e i suoi ideali. E dato quest’ultimo messaggio che Anonymous ha sempre rivendicato, fin dalla sua nascita, risultava anomalo che ora il gruppo di hacker, o una parte di essi, si spacciasse come Hacker del Pd. E di certo Anonymous italia non è rimasta a guardare ed ha diffuso il seguente messaggio oscurando, successivamente, il sito degli hacker del Pd: “Noi siamo a-politici, non abbiamo colori, se non quelli della giustizia e dei suoi ideali. Non violeremmo mai le mail di un partito solo per saperne i traffici o perché delusi dal suo operato. Perché, proprio perché senza un partito, dovremmo violare le caselle di posta di tutti i partiti. Denunceremo tutti coloro che faranno attacchi sotto il nome di Anonymous”. E dalle ultime dichiarazioni di Anonymous si prospetta una guerra tra hacker.

 

Il Presidente della Repubblica sul caso Hacker del Pd

Nel suo post La notte della Repubblica Beppe Grillo denunciava la pubblicazione delle mail dei parlamentari del Movimento 5 Stelle e del silenzio della stampa su quanto accaduto, una stampa che, secondo Beppe Grillo, avrebbe titolato l’accaduto in prima pagina se fossetrattato della posta elettronica privata di altre figure politiche come Cicchitto, Brunetta ed esponenti del Pd. Lo stesso post La Notte della Repubblica citava anche le intercettazioni tra Napolitano e Mancino che qualche giorno fa sono state distrutte e del silenzio del Capo dello Stato su gli hacker del Pd.

Dopo il post, Giorgio Napolitano ha risposto a Beppe Grillo e ai parlamentari del Movimento 5 Stelle, dichiarando che la privacy deve essere rispettata da tutti così come le regole e le norme vigenti, invitando le autorità competenti ad intervenire in modo energico sull’accaduto.

 

Il precedente attacco Anonymous al Movimento 5 Stelle

Ma non è la prima volta che il Movimento 5 Stelle viene coinvolto in una vicenda simile.

Nel giugno del 2012 il blog di Grillo fu oscurato per 10 ore e, chiunque provasse ad entrare in quel lasso di tempo nel blog di Grillo, leggeva il seguente messaggio: “Salve Beppe Grillo, Anonymous oggi ha deciso di regalarti un po’ della sua attenzione”. Come nell’occasione degli Hacker del Pd, il gruppo di hacker più famoso nel mondo, Anonymous, aveva smentito di aver preso parte all’oscuramento del sito di Beppe Grillo. Lo stesso fondatore del Movimento 5 Stelle aveva dichiarato:

“Chiedo aiuto alla Rete, e ovviamente anche ad Anonymous, per identificare il gruppo che ha bloccato il sito.

Nel giro di poco tempo si riuscì a scoprire che l’oscuramento del sito di Beppe Grillo era arrivato da AnonOps, una cellula di Anonymous. Tuttavia, anche in quella occasione, Anonymous italia prese le distanze da AnonOps con il seguente comunicato: “Una cellula specializzata in botnet ha utilizzato i mezzi a sua disposizione per oscurare il sito beppegrillo.it. Il blog anon-news.blogspot.com è amministrato da molti coordinatori, ognuno ha potere di postare ciò che ritiene importante, informando in tempo, se è possibile, le altre cellule o coordinatori AnonOps. Ricordiamo che AnonOps non è Anonymous, ma una rete dove gli Anonymous si organizzano e comunicano da svariati anni. I 700+ commenti e il resto dei commenti sono stati cancellati per ovvi motivi: cancellando i post anche i commenti vengono cancellati. La cellula operante è stata momentaneamente esclusa dall’amministrazione del blog, fino a quando l’intera comunità (quindi anche chi ha commentato i post dell’attacco) potrà decidere la legittimità dell’attacco con un sondaggio”.

 

L’attacco di Anonymous a CasaPound

Mentre gli attacchi hacker di Anonymouus al Movimento 5 Stelle sono stati smentiti, fu confermata la rivendicazione nei confronti di CasaPound. Un attacco rivendicato da Anonymous era stato fatto nei confronti di CasaPound. Il gruppo di hacker di Anonymous aveva buttato giù il sito dei militanti di CasaPound accusandoli di essere i “fascisti del terzo millennio”. Nel comunicato di Anonymous si leggeva: “Oggi Anonymous chiude casapound.org, contro ogni fascismo e ogni razzismo. Domani, vogliamo che venga chiusa CasaPound. Siamo Anonymous, siamo Partigiani”.

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