Aumento Iva: a luglio dal 21 al 22 percento. I dati di Confcommercio

Aumento Iva: aumento nel mese di luglio dal 21 al 22 percento. Cgia Mestre e Confcommercio preoccupate. Ecco gli effetti sulle famiglie e le imprese

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Dopo l’ultima riunione del Consiglio dei ministri, che ha fatto intervenire il Governo Letta sui temi dell’Imu, della cassa integrazione in deroga e delle imprese, un altro tema di natura economica spaventa gli italiani e le attività commerciali. Parliamo dell’Iva, l’imposta sul valore aggiungo, per la quale è previsto un aumento il prossimo 1° luglio dal 21% al 22%. l’Ufficio studi della Confcommercio e Cgia di Mestre (Associazione artigiani piccole imprese ) lanciano un allarme che non sembra essere molto rassicurante. Con l’aumento dell’Iva al 22% ci sarebbe un aumento in media di 135 euro nella famiglie composte da tre persone. Un dato che va maggiormente a preoccupare secondo l’ipotesi di chiusura di 26 mila negozi con l’Iva al 22%.

 

Effetti dell’aumento dell’Iva sulle famiglie

L’imposta sul valore aggiunto investe il 70% dei consumi totali. Questo 70% andrebbe a gravare su tutte le famiglie italiane data la natura dell’Iva. Secondo la Cgia di Mestre, l’aumento dell’Iva porterebbe alle casse dello Stato i seguenti risultati:

  • 2,1 miliardi di euro nel 2013;

  • 4,2 miliardi di euro nel 2014.

La cifra che interessa l’anno corrente, 2,1 miliardi di euro, è la stessa somma che sarebbe entrata nelle casse dello Stato con la rata dell’Imu sulla prima casa che il Governo Letta ha posticipato al 16 di settembre.

 

Su chi graverebbe l’aumento dell’Iva

La stessa Cgia di Mestre ha fatto una stima di quello che sarebbe il carico su ogni famiglia derivante dall’Iva la 22%. Sui consumi costanti, l’Associazione artigiani piccole imprese di Mestre stima i seguenti dati:

  • 44 euro annui per le famiglie composte da 3 persone nel 2013;

  • 51,5 euro annui per le famiglie composte da 4 persone nel 2013;

  • 88 euro annui per le famiglie composte da 3 persone nel 2014;

  • 103 euro annui per le famiglie composte da 4 persone nel 2014.

Confcommercio ha riguardo ha stimato un aumento di 135 euro l’anno per i nuclei familiari composti da 3 persone.

 

I beni non soggetti all’aumento dell’Iva

I beni di prima necessità non saranno colpiti dell’aumento dell’Iva. Quindi saranno esclusi dall’Iva al 22%, qualora il Governo Letta optasse per l’aumento, i seguenti beni:

  • alimenti;

  • sanità;

  • istruzione;

  • abitazioni;

  • tutti i beni a cui attualmente si applica l’Iva al 10%;

  • tutti i beni a cui attualmente si applica l’Iva al 4%;

  • tutti i beni a cui attualmente non si applica l’Iva.

 

I beni soggetti dall’aumento dell’Iva

I beni che verranno colpiti dall’aumento dell’Iva sono molteplici, tra le bevande vino e birra, ma anche: carburante, riparazioni auto, abbigliamento, calzature, mobili, computer, elettrodomestici, giocattoli.

Per quanto riguarda i beni di consumo vino, birra, carburante e riparazione veicoli, l’aumento dell’Iva comporterebbe un aumento di 33 euro l’anno per le famiglie composte da tre persone; per l’abbigliamento e le calzature l’aumento, legato sempre ad un nucleo familiare di 3 persone, ammonterebbe a 18 euro. Ma i primi beni che ne risentirebbero sarebbero quello degli elettrodomestici e dei mobili.

 

Effetti dell’aumento dell’Iva sulle attività

Oltre ai notevoli rincari che la Cgia di Mestre prevede per le famiglie, l’aumento dell’Iva porterebbe alla chiusura di 26 mila imprese, imprese già al limite per la difficile situazione economica.

Carlo Sangalli, il presidente di Confcommercio, in una intervista a Repubblica ha spiegato che la domanda e l’offerta interna si riflette sull’ 80% del PIL nazionale e che attualmente sarebbe ferma. Aumentare l’Iva, continua Sangalli, significherebbe gravare ulteriormente sulla difficile situazione economica delle imprese italiane.

Ma ad essere preoccupato per un eventuale aumento dell’Iva è anche Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre, che ha dichiarato:

bisogna assolutamente scongiurare questo aumento. Se il Governo Letta non lo farà, corriamo il serio pericolo di far crollare definitivamente i consumi che ormai sono ridotti al lumicino con gravi ripercussioni economiche non solo sulle famiglie, ma anche su artigiani e commercianti che vivono quasi esclusivamente della domanda interna”.

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