Cnel cos'è quali funzioni svolge e cosa succede dopo il referendum

Cos'è il Cnel, quale attività è a chiamato a svolgere, come si compone, perché è stato oggetto del referendum e cosa succede con la vittoria del No

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Salvo il Cnel, il Consiglio Nazionale dell’economia e del lavoro dopo l’esito del referendum costituzionale tenutosi la scorsa domenica 4 dicembre 2016. Con un’affluenza record alle urne, a vincere è stato il No con il 59,11% contro il 40,89% del Sì.

Un esito che ha portato alle dimissioni di Renzi e all'insediamento di Paolo gentiloni come nuovo Presidente del Consiglio.

Gli italiani così hanno respinto le proposte di modifica alla Carta Costituzionale presentate dal premier e dal ministro Maria Elena Boschi tanto che si parla oltre che di riforma costituzionale di riforma Boschi.

Tra le novità oggetto del quesito referendario vi era anche la soppressione del CNEL. Vediamo nei dettagli cos'è il Cnel, come è composto, le funzioni a cui assolve, i costi per lo Stato italiano  e cosa cambia alla luce dell’esito del referendum.

 

CNEL cos’è e quali funzioni svolge

Il Cnel è il  Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, istituito dalla legge n. 33 del 5 gennaio 1957 e disciplinato all’articolo 99 della Costituzione. Tale norma costituzionale recita testualmente:

"Il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro è composto, nei modi stabiliti dalla legge, di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa. È organo di consulenza delle Camere e del Governo per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge. Ha l'iniziativa legislativa e può contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge."

Cos’è il Cnel? In sostanza è l’organo che svolge attività di consulenza elaborando pareri, su richiesta del Parlamento, del Governo e delle Regioni e predisponendo, di propria iniziativa, testi di osservazioni e proposte sulla legislazione in itinere, sui maggiori temi della politica economica, del lavoro e delle politiche sociali, dell'ambiente, delle reti ed infrastrutture, delle politiche europee e internazionali; nonché predisponendo rapporti periodici, studi e indagini sui temi dell'andamento della congiuntura economica, del mercato del lavoro, della contrattazione, dell'immigrazione e della lotta alla criminalità. Tra le altre funzioni a cui è chiamato il CNEL anche l’implementazione e la gestione dell’Archivio nazionale dei contratti collettivi di lavoro, con il preciso compito di curarne la conservazione e rendendo disponibile la libera consultazione dei testi contrattuali all'utenza esterna. Il CNEL cura inoltre la realizzazione di alcune importanti banche dati, quali la banca dati sull'immigrazione, la banca dati sul mercato del lavoro, la banca dati sulle statistiche territoriali, nonché la banca dati sulle professioni non regolamentate.

 

Cnel: quanto costa allo Stato italiano?

Quanto costa il CNEL allo Stato italiano? Annualmente lo Stato italiano eroga tra i 15 e il 20 milioni di euro all’anno per il CNEL. Sul sito dello stesso Consiglio sono stati pubblicate le indennità annue lorde corrisposte ai componenti degli organi di indirizzo politico e dei Consiglieri del CNEL.   

Nella previsione di bilancio del 2014 inoltre sono state indicati 3 milioni e 300 mila euro spesi per il personale amministrativo, 1 milione e 920 mila euro per le “competenze fisse e continuative” del presidente, dei 2 vice e dei 64 consiglieri. Le altre spese pari a 3 milioni e 380 mila euro sono state sostenute per gli “oneri derivanti da accordi interistituzionali insieme a 2 milioni e mezzo per “l’acquisizione dei dati necessari all’attività di programma”.

Cosa ha fatto il CNEL in cinquant’anni di attività? Lo dice lo stesso Consiglio sul suo sito istituzionale. “Complessivamente, nel corso degli oltre cinquant'anni di attività il Consiglio ha elaborato 970 documenti, così raggruppati per tipologia:

  • 96 Pareri;
  • 350 testi di Osservazioni e Proposte;
  • 14 Disegni di legge;
  • 270 Rapporti e Studi;
  • 90 Relazioni;
  • 130 Dossier che raccolgono gli atti di convegni ospitati al CNEL;
  • 20 Protocolli e Collaborazioni istituzionali”.

 

CNEL come è composto

La legge n. 936 del 30 dicembre 2016 delinea la composizione e le attribuzioni affidate al CNEL. In particolare il Consiglio è composto da 64 consiglieri così divisi:

  • 10 esperti, qualificati esponenti della cultura economica, sociale e giuridica, dei quali otto nominati dal Presidente della Repubblica e due proposti dal Presidente del Consiglio dei Ministri;
  • 48o rappresentanti delle categorie produttive, dei quali 22 in rappresentanza del lavoro dipendente, di cui 3 in rappresentanza dei dirigenti e quadri pubblici e privati, 9 in rappresentanza del lavoro autonomo e 17 in rappresentanza delle imprese:
  • 6 in rappresentanza delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni del volontariato, dei quali, rispettivamente, tre designati dall'Osservatorio nazionale dell'associazionismo e tre designati dall'Osservatorio nazionale per il volontariato.

Il mandato dei membri del CNEL ha durata pari a 5 anni con la possibilità di riconferma.

 

Il Cnel nel referendum costituzionale del 4 dicembre 2016

Il quesito referendario che si sono ritrovati nella scheda elettorale gli italiani domenica 4 dicembre scorsa per il referendum costituzionale era il seguente:

“Approvate il testo della legge costituzionale concernente disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione?.

In sostanza con il referendum costituzionale si è chiesto agli italiani, tra le altre cose, di decidere anche se sopprimere o mantenere in vita tale organo e gli italiani scegliendo di votare No hanno deciso per la seconda opzione. All’indomani dell’esito del referendum il presidente del Cnel, Delio Napoleone ha espresso entusiasmo per la vittoria nel No, sostenendo che il popolo italiano ha così riconosciuto il ruolo del Cnel. Queste le parole di Napoleone:

“Il popolo ha riconosciuto nella proposta di soppressione dell’articolo 99 un atto lesivo degli interessi della rappresentanza dei corpi intermedi. L’Italia è un paese del pluralismo sociale, territoriale e istituzionale no solo antico ma radicato. L’abolizione del Cnbel avrebbe provocato uno scollegamento tra l’articolo 1 della Costituzione e l’articolo 99 che definisce il ruolo del Cnel e avrebbe inciso su altri articoli riguardanti il lavoro”.

La funzione e il ruolo del Cnel rimangono così validi anche dopo il referendum e le dimissioni di Renzi.

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