Dimissioni Bersani: Prodi, Serracchiani e Franceschini. Le liti del Pd

Dimissioni Bersani a termine: la Serracchiani chiede spiegazioni, Prodi addossa al colpa la segretario uscente mentre Franceschini lo invita a rimanere

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Nonostante l’elezione di Napolitano, che sembrava aver tamponato la grande ferita del Pd, Pier Luigi Bersani tiene fede alla sua parola e porta avanti le sue dimissioni.

Non si presenta nemmeno alle consultazioni del Quirinale.

 

Le dimissioni di Bersani

Mentre il Partito Democratico di appresta a lasciare carta bianca al Presidente della Repubblica, nel giorno delle consultazioni, Bersani abbandona con delusione la dirigenza del Pd. Su cui Bersani aveva speso tutte le sue energie politiche, dalla fallita formazione del governo con il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo al tradimento sulle votazioni del Capo dello Stato.

Del resto, le parole che avevano anticipato le sue dimissioni erano state dirette e dure:

“Tra di noi uno su quattro ha tradito. Abbiamo prodotto una vicenda di gravità assoluta, sono saltati meccanismi di responsabilità e solidarietà, una giornata drammaticamente peggiore di quella di ieri”.

 

La responsabilità sulla candidatura di Romano Prodi

Dopo il fallimento della sua candidatura per il Quirinale, Romano Prodi, estremamente amareggiato per il comportamento del Partito Democratico, fa intendere che chi ha optato per la sua candidatura si deve assumere le sue responsabilità: “Oggi mi è stato offerto un compito che molto mi onorava anche se non faceva parte dei programmi della mia vita.

Ringrazio coloro che mi hanno ritenuto degno di questo incarico. Il risultato del voto e la dinamica che è alle sue spalle mi inducono a ritenere che non ci siano più le condizioni.

Chi mi ha portato a questa decisione deve farsi carico delle sue responsabilità”. Responsabilità che lo stesso Pier luigi Bersani intende assumersi, senza smentire e portando a termine le sue dimissioni.

 

L’ultima intervista di Bersani da Segretario generale

Non risponde alla grandi questioni del Pd, alle questioni che hanno portato molti elettori del Partito Democratico ad occupare le sedi e a bruciare pubblicamente le tessere dello stesso partito fondato da Romano Prodi.

Non parla di Rodotà e non risponde a Debora Serracchiani.

Pier Luigi Bersani lascia le sue ultime parole da Segretario generale del Pd: “Che le elezioni le abbiamo vinte o no ma alla prima prova non abbiamo retto e se non rimuoviamo il problema rischiamo di non reggere nelle prossime settimane e mesi.

Insieme a difetti di anarchismo e di feudalizzazione si è palesato un problema grave di perdita di autonomia. Non si pensi che quanto successo sia episodio, c’è qualcosa di strutturale”.

 

Dario Franceschini sulla questione Rodotà

Ma Dario Franceschini, schierato con quella che sembra essere la vecchia guardia del Pd, non intende restare in silenzio sulla questione di Rodotà: “Siamo davanti ad una scelta per la democrazia. Non abbiamo scelto Rodotà non perché non è un uomo della sinistra ma perché in un sistema non presidenziale decide il Parlamento, non la piazza. Mille, 5000 persone che impongono al Parlamento un presidente non va bene neanche se è San Francesco”.

Del resto lo stesso Franceschini aveva invitato Pier Luigi Bersani a non lasciare la segreteria generale, anche davanti alla palese rottura del Pd e al fallimento delle Quirinarie.

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