Giorgio Napolitano: la biografia e la storia politica dal 1925 ad oggi

Giorgio Napolitano: la biografia e i figli, il complotto sul massone e la moglie Clio Maria Bittoni. La storia infondata sul fascista fino alla rielezione

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Giorgio Napolitano è un politico italiano dalla lunga ed importante carriera politica all’interno della penisola. Ha ricoperto le cariche politiche più importanti ed è stato il primo Presidente della Repubblica ad accettare un secondo mandato come Capo dello Stato, nonché il primo Presidente della Repubblica ad essere stato membro del Partito Comunista. Nella sua lunga carriera di Capo dello Stato ha nominato quattro Presidenti del Consiglio dei Ministri:

Romano Prodi (2006 – 2008);

Silvio Berlusconi (2008 – 2011);

Mario Monti (2011 – 2013 e successivamente nominato senatore a vita dallo stesso Napolitano nel 2011);

Enrico Letta (2013).

Per quanto riguarda la garanzia della Costituzione italiana, Giorgio Napolitano ha nominato nella Corte Costituzionale i seguenti giudici:

Paolo Grossi (2009);

Marta Cartabia (2011).

 

Giorgio Napolitano biografia

Giorgio Napolitano nasce a Napoli il 29 giugno del 1925. Il padre, Giovanni Napolitano, è di Gallo di Comiziano, un paese in provincia di Napoli. Saggista e poeta, Giovanni Napolitano si sposa con Carolina Bobbio, napoletana anche lei e figlia di genitori professionisti di origine piemontese. Dopo il matrimonio, Giovanni e Carolina danno alla luce Giorgio Napolitano, nel 1925. Napolitano si iscrive al Liceo Classico Umberto I di Napoli durante il periodo della guerra (1938 – 1941), difatti dopo aver portato a termine il quarto ed il quinto ginnasio salta direttamente in seconda ginnasio per via della Prima Guerra Mondiale. Nel 1941 la famiglia si trasferisce a Padova e così il giovane Napolitano è costretto a terminare le scuole secondarie liceo Titolo Livio di Padova.

L’anno successivo, 1942, si iscrive all’Università Federico II di Napoli presso la facoltà di giurisprudenza.

Durante gli anni universitari si appassiona alla politica in un contesto storico molto particolare. Giorgio Napolitano entra a far parte dei Gruppi universitari fascisti (GUF) e comincia a tenere una rubrica di stampo critico teatrale per il settimanale IX maggio. Quella del teatro è una vera e propria passione per Giorgio Napolitano, infatti debutta anche come attore, per parti di secondo piano, grazie alla compagnia teatrale GUF presso il Teatro degli Illusi al Palazzo Nobili.

Nei Gruppi universitari fascisti, Giorgio Napolitano fa la conoscenza di molti personaggi che mirano all’antifascismo, come del resto lo stesso Napolitano, che in una intervista ha dichiarato sul GUF:

Era in effetti un vero e proprio vivaio di energie intellettuali antifasciste

Infatti nel 1944 inizia a collaborare con dei comunisti napoletani per organizzare l’arrivo di Palmiro Togliatti. L’anno successivo, 1945, entra a far parte, come segretario federale a Napoli e a Caserta, del Partito Comunista italiano (PCI).

Due anni dopo, 1947, porta a termine gli studi in giurisprudenza discutendo una laurea che mette in evidenza le problematiche del dopoguerra del Mezzogiorno e di Napoli, dal titolo: Mezzogiorno dopo l’unità e la legge speciale per Napoli nel 1904.

Nel 1953 inizia concretamente la sua carriera politica: Giorgio Napolitano viene eletto deputato nella circoscrizione di Napoli. Manterrà il ruolo di deputato per ben 43 anni, dal 1953 al 1996. Ci fu un’unica eccezione, quella della IV legislatura, legislatura in cui Napolitano non fu eletto.

Nel 1956 diventa, grazie all’appoggio e alla fiducia che Palmiro Togliatti riversa in lui, uno dei membri e responsabile della commissione meridionale del Comitato centrale del PCI. Togliatti vedeva in Napolitano ed altri giovani la nuova fonte per la dirigenza del partito.

Dal 23 ottobre del 1956 al 11 novembre dello stesso anno, il mondo guardò con estremo interesse la Rivoluzione ungherese, una vera e propria rivolta armata anti-sovietica che fu repressa dall’interno dalle stesse truppe dell’URSS, nella quale morirono 2.652 ungheresi (sostenitori e oppositori della rivoluzione) ed anche 720 soldati dell’Unione sovietica. Membro ufficiale del PCI, Giorgio Napolitano, assieme allo stesso partito e al giornale l’Unità, appoggio l’intervento sovietico, definendo la rivoluzione ungherese una contro rivoluzione che rischiava di far finire la stessa Ungheria nel caos più totale e di far terminare la pace nel mondo. Successivamente, nella sua autobiografia, Giorgio Napolitano tornò in qualche modo sui suoi passi definendosi tormentato per la posizione assunta nei confronti della Rivoluzione ungherese. Nella stessa biografia approfondisce l’argomento parlando dell’evoluzione del suo pensiero.

Gli incarichi più importanti cominciano negli anni Sessanta. Tra il 1960 e il 1962 Giorgio Napolitano diventa responsabile della sezione di massa e successivamente, dal 1963 al 1966 segretario della federazione comunista di Napoli.

Sotto l’influenza dello scrittore, partigiano e politico italiano Giorgio Amendola, che Napolitano considera un maestro per la sua istruzione politica, alla morte di Palmiro Togliatti (1964), Giorgio Napolitano è uno degli esponenti maggiori del partito.

Al Decimo Congresso del PCI entra nella direzione nazionale e tra il 1966 e il 1969 ricopre l’incarico di coordinatore dell’ufficio di segreteria e coordinatore dell’ufficio politico del Partito Comunista italiano.

Assieme a Luigi Longo, nel 1966 ricopre le vesti, in maniera non ufficiale, di vicesegretario, un ruolo che nel 1968 fu affidato a Enrico Berlinguer.

Tra il 1969 e il 1975 diventa responsabile della politica culturale del PCI. In quel periodo scrisse un libro con il noto storico e scrittore inglese Eric Hobsbawm dal titolo Intervista sul PCI. L’opera riscosse un buon successo, fu, infatti, tradotto in 10 diverse lingue.

Nel periodo storico tra il 1976 al 1979, il cosiddetto periodo della solidarietà nazionale, Giorgio Napolitano fece da portavoce del PCI con il Governo Andreotti per quanto riguarda i temi dell’economia e del sindacato.

Gli anni Settanta vedono anche l’esperienza di Giorgio Napolitano uscire dai confini italiani:

  • tiene conferenze di politica negli istituti della Gran Bretagna;

  • partecipa a diverse conferenze di politica internazionale negli istituti della Germania;

  • partecipa a diverse conferenze di politica, sempre internazionale, negli Stati Uniti d’America (Napolitano fu il primo ministro a ricevere un invito con tanto di visto per presiedere incontri di importanza mondiale all’Università di Harvard, ed altri incontri ad Aspen e in Colorado.

Ma le visite nel continente americano di Napolitano continuano anche dieci anni dopo. Infatti negli anni Ottanta Giulio Andreotti diede seguito a diversi incontri, a cui partecipò anche Giorgio Napolitano, nelle prestigiose università americane come: Harvard, Yale, CSIS di Washington, Berkeley, Johns Hopkins-SAIS e di Chicago.

Nel 1976 la dirigenza del PCI mette Napolitano, fino al 1979, alla cura della politica economia del partito.

Legato alla figura di Giorgio Amendola, Giorgio Napolitano è stato fin dagli anni Sessanta un esponente di quella parte del PCI che veniva definita i “migliorista”, la corrente meno rivoluzionaria del partito che tendeva a migliorare la situazione di vita dei lavoratori ma non di cambiare il capitalismo italiano. Napolitano cerca, in quel periodo, di rimanere dietro all’Europa e all’Unione Europea che comincia a diventare un’entità sempre più strutturata, candidando Altiero Spinelli al Parlamento Europeo. Comincia in quegli anni a prendere le distanze da Giorgio Amendola, infatti Napolitano condannò l’intervento dell’URSS in Afghanistan, mentre Amendola appoggio quest’ultimo atto bellico. Su quest’ultima posizione, il PCI rimase, quanto meno la maggior parte, vicino alla presa di posizione di Napolitano.

Dopo l’avventura di “solidarietà nazionale” che vide una buona collaborazione tra Enrico Berlinguer e Giorgio Napolitano, quest’ultimo comincia a prendere le distanze da Berlinguer contestandolo e facendogli da oppositore interno al partito in diverse occasione.

Durante gli anni Ottanta Giorgio Napolitano ceca di tenere aperto il dialogo con il Partito Socialista Italiano (PSI) nonostante il duro scontro che si andò a creare tra Bettino Craxi e Enrico Berlinguer sul referendum abrogativo sull’Indennità di contingenza (la cosiddetta Scala Mobile, sistema economico che regola automaticamente i salari all’inflazione).

Nel 1968 viene messo alla guida del PCI per la parte della politica estera e delle relazioni internazionali. Napolitano continua a seguire il riformismo europeo e si appoggia anche al progetto USA dell’NATO(Henry Kissinger lo definì “my favourite communist”).

Diventa presidente alla Camera dei deputati del gruppo del PCI dal 1981 al 1986 (VIII e IX legislatura).

Alla fine degli anni Ottanta entra nel Parlamento Europeo (1989) e vi rimarrà fino al 1992.

11 giugno del 1984 muore Enrico Berlinguer. In un primo momento sembra che la grande perdita per il PCI possa essere colmata da Napolitano, ma alla fine verrà nominato Alessandro Natta come diretto sostituto.

Giorgio Napolitano partecipò, per poco tempo,come ministro degli esteri al governo ombra messo in piedi da Achille Occhetto. Si ritirò da tale incarico dichiarando il suo appoggio alla trasformazione del PCI in Partito Democratico della Sinistra (PDS). Quest’ultima posizione di Napolitano era giustificata dallo stesso per via dalla trasformazione non avvenuta del partito verso una corrente “democratico socialista europea”.

Nel 1991 appoggia a livello mondiale la comunità ebraica con lo storico viaggio in Israele, investendo anche l’attenzione del Partito Comunista Italiano verso la questione.

Nel 1992 Osca Luigi Scalfaro viene eletto Presidente della Repubblica lasciando la carica di Presidente della Camera dei Deputati che fu affidata, dietro consueta elezione, a Giorgio Napolitano. La presidenza della camera mise in evidenza le grandi capacità politiche e diplomatiche di Napolitano che rivestì quest’ultimo incarico durante il periodo di Tangentopoli(rimase famosa la vicenda della richiesta del Gherardo Colombo e quella dell’arresto di Bettino Craxi).

Fu proprio Tangentopoli che fece prendere le distanze a Giorgio Napolitano da Bettino Craxi. Tuttavia Craxi, durante il processo Cusani, era il 17 dicembre del 1993,dichiarò:

Come credere che il Presidente della Camera, onorevole Giorgio Napolitano, che è stato per molti anni ministro degli Esteri del Pci e aveva rapporti con tutta la nomenklatura (elenco di nomi) comunista dell’Est a partire da quella sovietica, non si fosse mai accorto del grande traffico che avveniva sotto di lui, tra i vari rappresentanti e amministratori del PCI e i paesi dell’Est? Non se n’è mai accorto?”

Nel 1994 finisce il suo mandato come Presidente della Camera e viene incaricato dal partito di pronunciarsi sul voto di fiducia al primo Governo Berlusconi.

Dopo la caduta del Governo Berlusconi I (1996) il nuovo governo in carica, il Governo Prodi, vede la figura del Presidente del Consiglio dei Ministri rivestita da Romano Prodi che sceglie Giorgio Napolitano come ministro dell’interno. Durante quell’esperienza di governo, Giorgio Napolitano, assieme a Livia Turco, diede vita ai CPT (Centri di Permanenza Temporanea), dei veri e propri centri di accoglienza temporanea per gli immigrati, con lalegge Turco-Napolitano.

Durante il primo Governo Prodi, Giorgio Napolitano fu oggetto di molte critiche (il direttore di MicroMega Paolo Flores d’Arcais ne chiese le dimissioni immediate) per il fatto di Licio Gelli, riuscì a scappare all’estero dopo la sentenza della Corte di Cassazione che lo accusava e condannava per strage e depistaggio. Licio Gelli, criminale italiano condannato anche per depistaggio della Strage di Bologna, evase nel 1983 dal carcere e il 28 aprile del 1998, giorno della sentenza della Cassazione a suo carico, riuscì a fuggire all’estero. Giorgio Napolitano, all’ora ministro dell’interno, fu fortemente criticato per il fatto di non aver agito tempestivamente nella questione.

Dopo la caduta del Governo Prodi (1998), Giorgio Napolitano torna nel Parlamento Europeo nel 1999 con i DS (Democratici di Sinistra). In Europa ricoprì, dal 1999 al 2004, la carica di Presidente della Commissione Affari Costituzionali, una delle carichi più importanti all’interno del Parlamento Europeo.

 

Giorgio Napolitano eletto Presidente della Repubblica

Il 10 maggio del 2006, alla quarta votazione, viene eletto Presidente della Repubblica (l’undicesimo della storia della Repubblica italiana) con 543 voti a suo favore da parte dei 990 partecipantisui 1009 aventi diritto. Il 15 maggio del 2006 fa il suo giuramento ed entra effettivamente in carica, sostituendo il decimo Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi. Napolitano è stato il primo esponente del PCI a ricoprire la carica più alta dello Stato. Tra i primi atti di Giorgio Napolitano come Capo dello Stato ci fu quello della grazia, concessa per gravi problemi di salute, a Ovidio Bompressi, condannato per l’omicidio del commissario Calabresi.

Il 9 luglio del 2006 fu spettatore, come nel 1982 Sandro Pertini, alla vittoria dei Campionati mondiali di calcio della nazionale italiana. In un secondo momento Napolitano convocò tutti i giocatori della Nazionale al Quirinale per complimentarsi con loro.

L’anno successivo, sempre come Capo dello Stato, Napolitano chiese al CSM il fascicolo di Henry John Woodcock, il magistrato che portava avanti le indagini su Vittorio Emanuele di Savoia. Un altro intervento relativo al potere giudiziario fu quello sulle indagini sull’avocazione delle inchieste di Luigi De Magistristra la procura di Salerno e la procura di Catanzaro.

Il 14 novembre del 2009, l’Università di Napoli gli conferisce la laurea Honoris Causa in Politiche e Istituzioni dell’Europa.

Il 6 maggio del 2010 Giorgio Napolitano ha presieduto e aperto il 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

Il 20 settembre del 2010 ha ricevuto la prima cittadinanza onoraria di Roma Capitale.

Nel novembre del 2011, l’8 del mese, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si ritrova a non avere più una maggioranza parlamentare all’interno del governo (precisamente alla Camera). Per via degli attacchi ai titoli di Stato, di natura speculativa, Giorgio Napolitano si accorda con il Cavaliere per le sue dimissionidopo l’approvazione della legge di bilancio, in corso proprio in quel periodo. Il 9 novembre del 2011 Napolitano nomina senatore e vita Mario Monti e il 12 novembre dello stesso mese affida a quest’ultimo il ruolo di formare un governo.

Nella formazione del Governo Monti Giorgio Napolitano, nonostante i suoi poteri di Capo dello Stato che alle volte sembravano arrivare al limite, riesce a mediare con le diverse personalità politiche per la formazione del governo e per la sua durata. A seguito della vicenda del Governo Monti, il New York Time, il 2 dicembre del 2011, pubblico uno speciale su Giorgio Napolitano nominandolo Re Giorgio (riferimento a Re Giorgio IV del Regno Unito per via della difesa delle istituzioni).

Il 20 giugno del 2012 l’Università di Oxford gli concede il Dottorato Honoris Causa in diritto.

Il 22 marzo del 2013, ha seguito delle elezioni politiche del 24 – 25 febbraio 2013, affida a Pier Luigi Bersaniil compito di formare un governo. Ma l’allora segretario generale del Pd, Bersani, non riesce nel suo incarico per via della forte instabilità politica che si è creata all’interno del paese. Fu proprio la grande instabilità politica del paese ha portare un notevole scompiglio tra le principali forze politiche (Pdl, Pd e Moviment 5 Stelle) a non riuscire ad eleggere un nuovo Capo dello Stato e a portare gli esponenti del Pd e 

del Pdl a chiedere a Napolitano un secondo mandato.

Lo stipendio di Giorgio Napolitano come Presidente della Repubblica ammontava a 248.017,00 euro l’anno. Ci furono molte polemiche alla fine del 2012 per le diverse richieste di riduzione dei costi della politica, da parte della popolazione, nel vedere che lo stipendio del Capo dello Stato si aggirava intorno a 250.000,00 euro all’anno.

 

Giorgio Napolitano rieletto Capo dello Stato

Il primo mandato di Giorgio Napolitano come Presidente della Repubblica sarebbe dovuto scadere il 15 maggio del 2013 ma, a seguito della difficile instabilità politica, giurò nuovamente il 22 aprile del 2013 con il secondo mandato (il primo nella storia italiana) nonostante il suo rifiuto iniziale per via dell’età. Fu eletto alla sesta votazione con 738 voti a favore rispetto ai 997 votanti di cui 1007 aventi diritto.

Il 23 aprile del 2013 cominciano le nuove consultazioni ed il giorno seguente Giorgio Napolitano affida l’incarico per la formazione del famoso governo delle larghe intese a Enrico Letta.

Giorgio Napolitano si era espresso più volte contrario ad un suo secondo mandato come Presidente della Repubblica e dichiarò alla stampa di aver accettato per la terribile ingovernabilità del paese e per il suo forte senso delle istituzioni.

L’8 giugno del 2013 è andato in visita nello Stato Vaticano al nuovo papa Francesco.

 

Il perché delle dimissioni di Giorgio Napolitano

Il perché delle dimissioni di Giorgio Napolitano come Presidente della Repubblica? Una risposta che arriva dall'età anagrafica dello stesso Napolitano.

Dopo un secondo mandato travagliato, passato nel cercare di tenere unite le forze politiche che si sono spesso scontrate tra loro nel Governo di Enrico Letta e l'esecutivo di Matteo Renzi, Giorgio Napolitano ha deciso, nel dicembre del 2014, di annunciare le sue dimissioni come Capo dello Stato per via dell'età.

Nell'ultimo discorso di fine anno come più alta carica dello Stato ha evidenziato che i compiti della sua figura richiedevano un gran dispendio di energie e che i suoi ottantanove anni cominciavano a pesare in quelle vesti.

Così, dopo qualche giorno, è arrivata la lettera di dimissioni dal Quirinale, esattamente il 14 gennaio 2015 alle ore 10:35.

L'uscita dal Quirinale di Napolitano è stata seguita da tutto il mondo. Del resto il nome dell'ex Capo dello Stato ha fatto strada nelle istituzioni internazionali, basta pensare che lo stesso Papa Francesco, il giorno delle dimissioni, ha inviato un telegramma a Napolitano per ringraziarlo dei suoi nove anni di presidenza.

Come prevede la Costituzione italiana, Pietro Grasso, Presidente del Senato della Repubblica, ha svolto i compiti del Capo dello Stato (pur avendo poteri ridotti come previsto dalla legge), in attesa di una nuova elezione che è arrivata il 31 gennaio 2015. Alla quarta votazione, con 665, il successore Sergio Mattarellaè stato eletto nuovo Presidente della Repubblica diventano il successore di Giorgio Napolitano.

 

Giorgio Napolitano e la moglie Clio Maria Bittoni

Giorgio Napolitano e Clio Maria Bittoni (nata a Chiaravalle il 10 novembre del 1934) si conobbero ai tempi dell’università. Entrambi frequentavano la facoltà di giurisprudenza. Clio Maria Bittoni è diventata la signora Napolitano nel 1959 quando i due si sono sposati con rito civile in Campidoglio.

La moglie di Giorgio Napolitano è un avvocato specializzato nel diritto del lavoro. La signora Napolitano ha lavorato presso l’ufficio legislativo della Lega delle Cooperative dal quale si è dimessa nel 1992.

Dal matrimonio del 1959 con Clio Maria Bittoni, sono nati i due figli dei coniugi Napolitano:

Giovanni Napolitano (nato nel 1961);

Giulio Napolitano (nato nel 1969).

Giorgio Napolitano il figlio illegittimo del re:

Voci e notizie infondate e del tutto prive di alcuna veridicità, girate soprattutto in rete, hanno sostenuto che Giorgio Napolitano fosse il figlio del Re Umberto II.

Spesso si è sentito, tra le curiosità meno rilevanti del mondo della politica, quale fosse l’altezza di Giorgio Napolitano. Orientativamente Napolitano sembra essere alto 1,85 m ma lui stesso non ha mai dichiarato pubblicamente questa sua caratteristica fisica.

 

Giorgio Napolitano e la tesi infondata sul fascista

Giorgio Napolitano, durante il periodo universitario, frequentò il GUF, Gruppi Universitari Fascisti. All’epoca, data la sua passione per il teatro, fece anche delle comparse, grazie al GUF, presso il Teatro degli Illusi al Palazzo Nobili in cui recitò per due volte come attore secondario. La sua passione per la politica lo porta a tenere anche una rubrica critico-teatrale nel settimanale IX maggio. Come la storia riporta, e come anche lo stesso Giorgio Napolitano ha ricordato più volte, il GUF fu un movimento fascista all’interno del quale vi erano molti esponenti con chiare idee antifasciste. Infatti nel 1944 Giorgio Napolitano organizza l’arrivo di Palmiro Togliatti e nel 1945 s’iscrive e diventa segretario federale del PCI (Partito Comunista italiano) di Napoli e Caserta.

Lo stesso Giorgio Napolitano ha dichiarato in merito alla GUF: Era in effetti un vero e proprio vivaio di energie intellettuali antifasciste.

 

I saggi nominati da Giorgio Napolitano

Il 30 marzo del 2013 Giorgio Napolitano nominò 10 saggi per far fronte alle problematiche del paese. I saggi si occuparono di:

  • legge elettorale;

  • il Parlamento e la governabilità del paese;

  • riduzione dei parlamentari;

  • riduzione delle commissioni parlamentari;

  • finanziamento ai partiti;

  • legge sul conflitto d’interesse;

  • intercettazioni;

  • lavoro;

  • fisco;

  • reddito minimo.

I 10 saggi scelti da Giorgio Napolitano furono:

  • Luciano Violante;

  • Valerio Onida;

  • Mario Mauro;

  • Gaetano Quagliariello;

  • Enrico Giovannini;

  • Giovanni Pitruzzella;

  • Salvatore Rossi;

  • Giancarlo Giorgetti;

  • Filippo Bubbico;

  • Enzo Moavero Milanesi.

La decisione presa da Giorgio Napolitano in quell’occasione fu oggetto di forte critiche per la mancanza di donne all’interno della rosa dei saggi e per il lavoro che questi svolsero sulle intercettazioni, un tema che in molti non trovavano importante per la popolazione e per la difficile situazione politico/istituzionale.

 

Giorgio Napolitano e le intercettazioni con Mancino

Giorgio Napolitano fu intercettato telefonicamente con l’ex ministro Nicola Mancinoindagato nel processo della trattavi Stato-mafia (processo che vede la testimonianza dello stesso Napolitano). In quell’occasione Giorgio Napolitano si è avvalso del suo potere di Capo dello Stato per far distruggere le intercettazioni telefoniche, riuscendo così a non rendere pubblico il contenuto. Il gip di Palermo, Riccardo Ricciardi, su richiesta di Giorgio Napolitano, fece distruggere il contenuto della conversazione tra Mancino e Napolitano.

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Commenti 1

antonio orrù

28 dicembre 2013 12:47

Molto interessante