Giuliano Poletti biografia ministro del lavoro, riforme e Jobs act

La biografia di Giuliano Poletti il ministro del lavoro e promotore di importanti riforme lavoro, Jobs act e sulle pensioni, la sua vita privata e i figli

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La biografia di Giuliano Poletti, dalle origini all’incarico come ministro del Lavoro, tutta la storia del politico italiano che ha dato vita alla nuova riforma del lavoro Jobs act, dai suoi interessi per l’agricoltura e per la pallamano, le cariche presso la Legacoop fino al matrimonio con la moglie Anna Venturini dalla quale ha avuto due figli.

 

Giuliano Poletti moglie e figli:

La moglie e i figli di Giuliano Poletti famiglia: sono un aspetto molto importante della biografia di questo uomo che sembra sempre preso dagli innumerevoli impegni politici a aziendali e che, invece, ha tirato su una famiglia con la stessa passione con cui ha seguito i sui sogni.

Dal matrimonio con Anna Venturini, Giuliano Poletti ha avuto due figli. La moglie partecipa, anch’essa, alla vita politica del paese avendo ricoperto la carica di assessore nel Comune di Castelguelfo.

 

Giuliano Poletti biografia:

La biografia di Giuliano Poletti racconta la storia di un politico italiano e dirigente d’azienda che ha dato un contributo al mondo del lavoro in Italia con le sue diverse riforme.

Nato ad Imola il 19 novembre del 1951, Giuliano Poletti, cresce in una frazione del Comune romagnolo, esattamente a Spezzate Sassatelli. Nato e cresciuto in una famiglia di contadini, Giuliano vive la sua infanzia in aperta campagna e indirizza i suoi studi verso l’agraria diplomandosi come perito nella stessa materia. Ma l’aria aperta e la campagna non sono le uniche passioni del giovane Poletti che, ancora molto giovane, s’iscrive al PCI (Partito Comunista Italiano).

Trovando il giusto compromesso tra la politica e le sue competenze, quelle legate all’agricoltura, Giuliano Poletti trova il consenso intorno a sé venendo eletto, nel 1976, all’età di 25 anni, assessore comunale all’Agricoltura e alle Attività Produttive all’interno della stessa città Natale, il comune di Imola. La carica di assessore comunale (durata tre anni, dal 1976 al 1979) permette al giovane politico di fare le sue prime esperienze e di acquisire le dovute competenze per una carriera che è solo all’inizio e in chiara ascesa.

Per maggiori informazioni: Giuliano Poletti biografia 2017.

 

Chi è Giuliano Poletti ministro del Lavoro?

Oltre alla politica Giuliano Poletti è appassionato di pallamano, uno sport che porta avanti per molti anni giocando in diverse squadre. Dedicandosi a questo sport arriva a giocare nella Romagna Handball, una società nata nel 2001 tra la fusione di due importanti squadre, la H.C. Imola e la U.S. Mordano.

Data la sua fedeltà al Partito Comunista Italiano, dopo la carica di assessore comunale, arriva la carica di segretario del Comune di Imola dello stesso PCI. Questo ruolo viene ricoperto per ben 7 anni, dal 1982 al 1989, e permette a Poletti di fare nuove esperienze nonché di farsi conoscere ancora di più. Infatti dopo il 1989 arriva la carica di consigliere provinciale presso la Provincia di Bologna. Questa volta, però, l’elezione di consigliere non avviene con il Partico Comunista Italiano ma con la PDS (Partito Democratico di Sinistra), gruppo a cui Giuliano Poletti decide di iscriversi.

Le attività svolte nel PCI e nel PDS danno chiaramente una formazione politica forte a Giuliano Poletti. Tuttavia il Partito Democratico di Sinistra è stato l’ultimo partito politico a cui si è iscritto data l’indipendenza che successivamente ha fatto parte della sua carriera. Nonostante l’autonomia dai partiti, Giuliano Poletti non rinuncia alla politica anche se, negli anni Novanta, comincia un’esperienza diversa diventando presidente dell’Ente di formazione della Legacoop dell’Emilia-Romagna, nonché presidente della Legacoop della città di Imola. Quest’ultima esperienza dura 8 anni, dal 1992 al 2000. Con l’inizio del nuovo millennio arriva la nomina di vicepresidente della Legacoop Nazionale.

Anche nell’esperienza legata alla Legacoop Giuliano Poletti si fa apprezzare. Dopo 21 anni, nel 2013, arriva la nomina di presidente delle Alleanze delle Cooperative Italiane.

Nel 2013 la sua passione per la pallamano, e le sue esperienze lavorative, lo portano ad essere eletto vicepresidente vicario della Federazione italiana pallamano. Un vero e proprio onore per Giuliano Poletti data la sua passione per uno sport che pratica da sempre.

 

Le riforme del ministro del Lavoro Poletti:

Il ministro del lavoro Giuliano Poletti è stato al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica per via delle modifiche che le sue riforme hanno portato nel mondo del lavoro. È il 22 febbraio 2014 quanto il dirigente d’azienda Poletti viene nominato al vertice del Ministero del lavoro e delle politiche sociali all’interno del Governo di Matteo Renzi. Un ruolo molto importante data la difficile situazione lavorativa ed economica del paese. Un compito arduo, quindi, quello del nuovo ministro del lavoro che attua quasi immediatamente il Decreto Poletti a cui seguirà la nuova riforma del mercato del lavoro e il Jobs act.

Con la nomina del 22 febbraio 2014, Giuliano Poletti ha sostituito Enrico Giovannini, economista e politico italiano, nominato il 28 aprile 2013 all’interno del Governo di Enrico Letta come ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Date le polemiche e l’attenzione dell’opinione pubblica sugli stipendi dei politici, si è parlato dello stipendio che Giuliano Poletti percepisce come ministro più quello di presidente della Legacoop. Infatti nel 2012 Giuliano Poletti ha percepito 192.623,00 euro, un introito decisamente più alto rispetto a quello che ha preso per gli incarichi di natura politica.

Il Decreto Poletti e la nuova riforma del lavoro Jobs act e le pensioni sono state al centro dell’attenzione durante la modifica delle leggi sul lavoro. Il Governo Renzi ha portato avanti queste riforme per modificare la Riforma Fornero cercando di diminuire la disoccupazione ed aiutare le aziende in crisi.

Con la nuova riforma del lavoro Giuliano Poletti ha cercato di immettere il contratto a tutele crescenti nell’ordinamento giuridico italiano, modificando anche l’articolo 18 per quanto riguarda i licenziamenti di natura economica e quelli di natura disciplinare.

Tuttavia la riforma del lavoro del lavoro non è andata ad incidere sul sistema pensionistico che è rimasto legato alle ultime direttive rilasciate dalla recente riforma della Pubblica Amministrazione.

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