Ineleggibilità di Berlusconi divide il Pd: via alla sospensione lavori

Ineleggibilità Berlusconi Pd: tutti i punti di vista del Partito Democratico, 5 Stelle, Epifani, Speranza, Zanda, Orfini, lettera dei 70, Casso e Giarrusso

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Continuano le preoccupazioni degli esponenti del Pd e la divisione che si è formata sulla difficile situazione che il Governo Letta sta vivendo: l’ineleggibilità di Silvio Berlusconi. Un tema, quest’ultimo, che sembra dividere la classe politica ancora di più rispetto alle predenti vicende come l’Imu e l’Iva. Del resto si era parlato molto dell’ineleggibilità del Cavaliere e la divisione all’interno del Partito Democratico era chiara già da tempo. I forti scontri che si sono creati negli ultimi giorni sono legati alla richiesta del Pdl della sospensione dei lavori in parlamento e, ancora di più, dall’avvicinarsi della sentenza della Corte di Cassazione sul processo Mediaset.

 

L’ineleggibilità di Berlusconi e Guglielmo Epifani

Si dichiara preoccupato il segretario generale del Partito DemocraticoGuglielmo Epifani. È preoccupato per la divisione del Pd sull’argomento di punta degli ultimi giorni: l’ineleggibilità di Silvio Berlusconi. Già in precedenza si era espresso sull’argomento: “Berlusconi va sconfitto politicamente”.

Intanto il segretario generale del Pd cerca di fermare le polemiche sulla sospensione dei lavori in parlamento. Per Epifani la sospensione dei lavori parlamentari è stata vinta dal Partito Democratico in quanto la richiesta di Renato Brunetta, che aveva chiesto tre giorni di stop per far riunire il Pdl, non è stata accettata ma ci si è limitati a concedere un blocco dopo le ore 17, ora in cui è partita la riunione del Popolo delle libertà. Nonostante la divisione del Pd sul blocco del parlamento, per Epifani il comportamento del suo partito è da considerare come una vittoria. E rimane fermo su quest’ultima posizione anche davanti ai militanti del Pd che sostengono che si sono ribellati d’innanzi all’attacco del Popolo delle Libertà contro la Corte di Cassazione.

Guglielmo Epifani è convinto che il Governo Letta debba proseguire il suo operato, indipendentemente dalla condanna della Corte di Cassazione, indipendentemente dal sempre più vicino 30 luglio e indipendentemente dagli elettori del Pd che considerano Silvio Berlusconi un condannato. È proprio il segretario generale ha ricordare che se il Cavaliere viene considerato un condannato oggi, lo era anche all’inizio del governo delle larghe intese. Forse sono proprio gli stessi elettori, che oggi chiedono le distanze del Pd da Berlusconi, che mesi fa si opponevano alla coalizione Pd-Pdl. Per Guglielmo Epifani la questione è molto chiara: rispetto per tutti i parlamentari e gli elettori che chiedono le distanze da Silvio Berlusconi, ma il Governo Letta attualmente è l’unico possibile e la maggior parte dei parlamentari del Partito Democratico continua ad optare per questa strada, unica via per governare il paese secondo Epifani.

Infine Guglielmo Epifani ci tiene a ricordare di come il Presidente del Consiglio, Enrico Letta, sia riuscito in poco tempo a guadagnare una buona fiducia nazionale e internazionale. Per il segretario generale del Pd la durata del governo delle larghe intese non può che dipendere dal Pdl e non vede possibile un’alleanza con il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo.

Infine Guglielmo Epifani ha appoggiato la lettere scritta dai 70 esponenti del Pd che chiedono la valorizzazione del loro lavoro con il Pdl e all’interno del Governo Letta.

 

La lettera dei 70 senatori del Partito Democratico

Una lettera firmata da 70 senatori del Pd cerca di fare luce sulla posizione dell’ineleggibilità di Silvio Berlusconi e chiede anche allo stesso Partito Democratico di chiarire meglio le scelte dello stesso partito e del loro operato. Una lettere che unisce le diverse correnti di pensiero: dalla corrente di Walter Veltroni (con la firma di Giorgio Tonini), alla corrente di Pier Luigi Bersani (con la firma di Miguel Gotor), fino ai turchi (con la firma di Francesco Verducci).

Per i settanta senatori del Pd che firmano la lettera non ci deve essere un “autogol del partito” (o forse un nuovo autogol) sull’alleanza con il Pdl e sul processo Mediaset di Silvio Berlusconi. Una lettera che invita il Partito Democratico a spiegarsi meglio sulla posizione nel Governo Letta, l’unico governo possibile per il paese, i settanta senatori non condividono i tono del Pdl e non condividono le questioni giudiziarie del Cavaliere che influenzano l’operato del parlamento, ma ci tengono a far presente come sia difficile per i parlamentari del partito doversi relazionare quotidianamente con questa realtà e dover affrontare temi così difficili per mandare avanti il governo e il paese. Una posizione difficile ma che non può che creare orgoglio nel Pd. Quella del governo delle larghe intese è la scelta migliore per il momento, per via dell’instabilità politica (che non permette di ritornare alle urne dato che il risultato sarebbe invariato rispetto a quello di febbraio 2013). La scelta migliore perché va ricordato quanto detto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e perché, conclude la lettera dei 70 senatori:

Non sosterremmo un minuto di più questa maggioranza se non pensassimo che possa produrre in tempi certi le scelte di cui il Paese ha bisogno. Ma oggi rivendichiamo che questa è la miglior scelta che si possa fare date le circostanze”.

Settanta, appunto, i firmatari della lettera dei senatori del Partito Democratico tra cui:

Giorgio Santini,

Angelica Saggese,

Giancarlo Sangalli,

Francesca Puglisi,

Francesco Verducci,

Miguel Gotor,

Stefano Collina,

Paolo Corsini,

Vannino Chiti,

Francesco Russo;

Valeria Fedeli;

Claudio Martini;

Rita Ghedini;

Giorgio Tonini,

Camilla Fabbri,

Paolo Guerrieri,

Stefano Esposito,

Rosanna Filippin.

 

Le altre due lettere del Pd: Speranza e Zanda

Dopo la lettera dei settanta senatori del Pd ne arrivano altre due dallo stesso partito. Da una parte quella dei capigruppo alla Camera e al Senato, che riportano quanto è avvenuto durante la giornata della sospensione dei lavori del parlamento dopo la richiesta del Pdl.

Un’altra lettera firmata da 13 deputati del Pd.

I capigruppo del Pd chiariscono che il Pd è leale al Governo Letta ma che allo stesso tempo non permetterà al partito di Silvio Berlusconi di giocare con la vita del paese. In quest’ultima lettera, Roberto Speranza e Luigi Zanda, aggiungono che il Pd si è opposto alla richiesta di conceder tre giorni di sospensione dei lavori parlamentari, come si è opposto alle secondarie richieste di sospensione di due giorni o un giorno, ma ha concesso, come viene concesso a tutti i partiti e movimenti politici, la possibilità di riunirsi per discutere dei propri problemi nel tardo pomeriggio. Zanda e Speranza concludono che non bisogna far passare la concessione del Pd come un piegarsi al Pdl e che le vicende giudiziarie personali non fanno parte del governo delle larghe intese.

 

Le altre due lettere del Pd: gli insulti

La seconda lettera firmata dai 13 parlamentari del Partito Democratico investe la questione degli insulti che sono “voltati” tra gli stessi esponenti del partito. La lettera, indirizzata al presidente della Camera dei deputati del Pd e al segretario generale Guglielmo Epifani, riporta il seguente testo:

Di fronte ai veri e propri insulti rivolti da colleghi Pd ad altri deputati del gruppo, crediamo che sia opportuna una valutazione da parte vostra sulla vicenda, per capire se non siano stati superati i confini minimi della correttezza e della decenza”.

La lettera, indirizzata a Matteo Orfini per via delle sue dichiarazioni, riporta la firma di:

David Ermini,

Luigi Famiglietti,

Edoardo Fanucci,

Federico Gelli,

Matteo Biffoni,

Luigi Bobba,

Michele Anzaldi,

Filippo Crimì,

Marco Donati,

Francesco Bonifazi,

Ernesto Carbone,

Ernesto Magorno,

Laura Venittelli.

Matteo Orfini aveva dichiarato “sciacalli” i colleghi del Pd che si erano espressi a favore della sospensione dei lavori parlamentari del Pdl.

 

La spaccatura del Pd sull’ineleggibilità di Berlusconi

Sulla questione dell’ineleggibilità di Silvio Berlusconi, il Partito Democratico appare diviso. Da una parte emerge il capogruppo alla Camera dei deputati Roberto Speranza che dichiara che la legge del 1957 non mette Silvio Berlusconi nella posizione di non essere eletto e che il Pd, come fa sempre sostiene Speranza, continuerà a far rispettare la legge.

Il senatore del Pd, ex magistrato, Felice Casson, dichiara che la giunta sta valutando la questione ma che a suo avviso il Partito Democratico non è contrario all’ineleggibilità del Cavaliere.

Anna Finocchiaro sostiene che con l’attuale legge non si può portare avanti la questione dell’ineleggibilità di Silvio Berlusconi, ma vuole precisare che questa è la sua opinione personale e non quella del Pd. Ma la Finocchiaro precisa che se la Cassazione condannerà il Cavaliere all’interdizione dai pubblici uffici la questione cambia.

Per Danilo Leva del Pd la legge sull’ineleggibilità del 1957 non è da prendere in considerazione dato che c’era già durante il primo Governo Berlusconi e che quindi sarebbe assurdo farla valere oggi.

Dario Franceschini sostiene che non si può di certo impedire al Pdl di assumere atteggiamenti in merito alle vicende giudiziarie del loro leader ma che allo stesso tempo non ci devono essere ripercussioni sul governo.

 

Video intervista sull’ineleggibilità di Berlusconi

 

Il Movimento 5 Stelle sulle concessioni televisive

Il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che da sempre si rifà alla legge del 1957 sull’ineleggibilità di Silvio Berlusconi, apre un altro campo di battaglia: le concessioni di governo per Mediaset. Il senatore Mario Giarrusso, ipotizza che Mediaset non abbia le concessioni di governo per trasmettere e in tal caso, a verifiche accertate, il Movimento 5 Stelle chiederà alla guardia di finanza di oscurare le redi del Cavaliere.

Giacomo Caliendo del Pdl ha risposto al senatore dei 5 Stelle invitandolo ad informarsi meglio dato che a suo avviso non conosce la legge. Secondo Caliendo dal 2005 non c’è più bisogno di un atto specifico di autorizzazione per trasmettere.

Vito Crimi, ex capogruppo al Senato della repubblica del Movimento 5 Stelle, ha dichiarato che i deputati del movimento hanno creato caos lavandosi la giacca per evitare che la notizia non passasse in disparte.

 

 

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