Quando Franco Marini fu candidato come Presidente della Repubblica

Quando Franco Marini fu candidato come Presidente della Repubblica, l'inizio del Patto del Nazareno e l'instabilità politica che si è creata fino al 2018

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Franco Marini stava per diventare Presidente della Repubblica.
Dopo le elezioni politiche del 2013, il Centrosinistra, con l'appoggio di Scelta Civica provò a votare Franco Marini come nuovo Capo di Stato.
Sembrava destinato a questo incarico.
Ma un imprevisto fermò la sua corsa.
C'era bisogno di 672 voti necessari alle prime tre elezioni.
Non arrivano nelle prime due votazioni per la spaccatura che si formò all’interno del Pd.
La rottura fu dettata dallo stesso nome di Franco Marini, che ha indignato molti elettori del Pd per l’accordo che il segretario del partito ha fatto con il Cavaliere.
Si trattò di una prima prova di Governo Centrosinistra e Centrodestra.
Forse furono le fondamenta del Patto del Nazareno.
La sconfitta politica del Centrosinistra del 2018 fa ricordare questo periodo in modo non troppo piacevole.

 

La prima votazione

I partiti politici si divisero in maniera decisiva tra la prima e la seconda votazione, i dati:
Prima votazione con 999 votanti:
 521 Franco Marini;
 240 Stefano Rodotà;
41 Sergio Chiamparino;
14 Romano Prodi;
13 Emma Bonino;
12 Massimo D’Alema;
10 Giorgio Napolitano;
7 Anna Finocchiaro;
2 Mario Monti;
2 Anna Cancellieri;
15 nulle e 104 bianche.

 

La seconda votazione

Seconda votazione con 948 votanti:
230 Stefano Rodotà;
90 Sergio Chiamparino;
38 Massimo D’Alema;
15 Alessandra Mussolini;
15 Franco Marini;
13 Romano Prodi;
10 Emma Bonino;
9 Sergio De Caprio;
7 Cosimo Sibilia;

6 Rosy Bindi;
10 nulle e 418 bianche.

 

L'inizio del Patto del Nazareno

La divisione del Partito Democratico durante l'elezione di Franco Marini evidenziò le difficoltà politiche di quel momento.
Successivamente, per la prima volta nella storia, ci fu il Giorgio Napolitano bis, ovvero quest'ultimo fu incaricato di un secondo mandato come Capo dello Stato.
Il problema principale era che non si trovavano i voti per formare un Governo e per eleggere un Presidente della Repubblica.
Giorgio Napolitano si fece avanti.
Pd e Pdl fino a quel momento avevano viaggiato su due linee completamente diverse.
Governo e opposizione da sempre, a turno.
Ma l'instabilità politica che si è creata dopo le elezioni del 2013 che hanno reso l'Italia ingovernabile.
Fino a quel momento chi vinceva le elezioni formava un Governo.
Complice anche il premio di maggioranza.
Dal 2013 ad oggi non ci sono stati più i numeri per fare una cosa del genere.
Così, in quell'occasione, e per la prima volta, la coalizione di Centrosinistra si affiancò a quella di Centrodestra per trovare i numeri necessari per un Governo.
Questa situazione creò successivamente il famoso Patto del Nazareno, fatto da Matteo Renzi e Silvio Berlusconi.
Ma dove ci ha portato tutto questo?

 

Dal Governo delle larghe intese al 2018

Il Governo delle Larghe intese ha fatto in modo che l'Italia avesse un Esecutivo.
Quest'ultimo Governo è stato fortemente guidato dagli uomini del Pd.
Prima Enrico Letta.
Poi Matteo Renzi.
E per finire Paolo Gentiloni.
Si è trattato di un Governo che ha dato vita a tantissime riforme.
Il Jobs Act.
La Buona Scuola.
Durante la guida di Matteo Renzi c'è stata in ballo anche una grande riforma costituzionale che però non ha visto mai la luce.
Nonostante questo il Centrosinistra ne è uscito fortemente sconfitto.
In particolare il Partito Democratico.
L'instabilità politica in Italia si è creata da quando è nato il Movimento 5 Stelle.
Oggi è il primo partito in Italia.
Questa realtà politica ha tolto molti voti sia al Centrodestra che al Centrosinistra.
Questo è uno dei motivi per cui nessuna delle due storiche correnti politiche non riesce a trovare la maggioranza.
Complice anche le ultime leggi elettorali, fatte sempre per screditare l'avversario politico e mai per governare come si deve.

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