Quirinarie: i 101 franchi tiratori che spaccarono il Pd di Bersani

Quirinarie: i 101 franchi tiratori che portarono alle dimissioni di Pier Luigi Bersani e al secondo mandato di Giorgio Napolitano come Capo dello Stato

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Quirinarie e i 101 franchi tiratori: chi vota Pd ha difficoltà a dimenticarsi di quando il partito si divise per l'elezione del nuovo Capo dello Stato.

Le elezioni politiche del 2013 coincisero con la fine del mandato del Presidente della Repubblica.

All'epoca Giorgio Napolitano stava per terminare il suo mandato.

Quest'ultimo, dopo il voto del 24 e del 25 febbraio, incaricò Pier Luigi Bersani per la formazione di un Governo.

Bersani a quell'epoca era il leader del Partito Democratico, nonché il segretario generale.

Ci fu una campagna elettorale molto accesa, dove lo scontro principale fu tra il Movimento 5 Stelle e il Centrosinistra.

Quest'ultima corrente vinse le elezioni politiche.

 

101 franchi tiratori

I 101 franchi tiratori furono i personaggi che portarono alla fine della guida politica di Pier Luigi Bersani.

Quest'ultimo infatti si vide chiudere la porta in faccia sia dagli avversari politici che dal suo stesso partito.

I primi furono i parlamentari del Movimento 5 Stelle.

All'epoca non era Luigi Di Maio a guidare la corrente e il partito non era affatto disposto a fare alleanze di nessun tipo.

Così Pier Luigi Bersani non trovò il loro appoggio per formare un Governo.

Non avendo i numeri, dovette tornare dal Presidente della Repubblica e lasciare l'incarico.

Ad aprile dello stesso anno, Pier Luigi Bersani fu letteralmente tradito dal suo stesso partito per l'elezione del Presidente della Repubblica.

 

Le dimissioni di Bersani

Alle elezioni del Capo dello Stato il Partito Democratico, che disponeva di una buona maggioranza, era propenso a votare un suo uomo: Romano Prodi.

Durante le votazioni, che sono segrete, avvenne l'impensabile: gli stessi componenti del Pd non votarono per Romano Prodi.

Le mosse dell'ex Segretario Generale del Pd, Pier Luigi Bersani, portarono lo stesso partito ad una forte rottura e alle dimissioni dello stesso Bersani.

Successivamente il Pd spinse per la candidatura di Franco Marini ma non trovò i numeri per la sua elezione.

Questo portò alle dimissioni di Pier Luigi Bersani dal Pd.

Si trattò di un fatto abbastanza rilevante per il partito.

Pier Luigi Bersani era stato l'uomo che aveva guidato tutta la campagna elettorale, la persona scelta dagli stessi elettori del partito tramite le primarie.

Ma questo non salvò il partito da questa prima divisione.

 

Le parole di Bersani all’assemblea generale

Fu storica l'assemblea che si tenne successivamente.

Pier Luigi Bersani si sfogò contro quella parte del suo partito che ha tradito il “voto Prodi”.

Con tono adirato Pier Luigi Bersani si rivolse ai membri dell’assemblea del partito:

“È stata una vicenda di una gravità assoluta.

Sono saltati i meccanismi di solidarietà interna. Abbiamo preso Prodi e l’abbiamo portato in questa vicenda di cui parlerà l’Europa.

Quest’assemblea davanti alla mia proposta di voto segreto ha preferito l’ovazione e 1 su 4 di questi che sono qui ha tradito. Una vergogna”.

Il tono provato di Pier Luigi Bersani non cambia nemmeno nel momento in cui annuncia le sue dimissioni: “Io questa cosa di oggi non la posso accettare.

Quindi consegno al mio partito le dimissioni che saranno operative un secondo dopo l’elezione”.

Tra le urla dei presenti, le lacrime e le accuse, terminarono i 50 giorni di Bersani da dopo le elezioni politiche 2013 con le sue dimissioni.

 

Enrico Letta e Matteo Renzi

Dopo questa prima divisione politica ci fu il secondo mandato come Presidente della Repubblica da parte di Giorgio Napolitano.

Fu il primo nella storia.

Giorgio Napolitano non voleva nemmeno un secondo mandato ma accettò quest'ultimo perché non si trovavano i numeri per eleggere un nuovo Capo di Stato.

Successivamente fu incaricato Enrico Letta per la formazione di un Governo.

Anche con quest'ultimo il Partito Democratico risultava abbastanza diviso.

La corrente di Matteo Renzi spingeva affinché l'ex Sindaco di Firenze diventasse Presidente del Consiglio.

Dopo un primo Governo arrivò l'occasione di Matteo Renzi.

Quest'ultimo è stato al Governo fino alla clamorosa sconfitta sul referendum costituzionale.

Dopo quest'ultimo si è dimesso.

Gli segui Paolo Gentiloni.

Il risultato politico fu devastante per il Pd che alle successive elezioni perse clamorosamente per via della sua divisione politica.

Forse il Pd ripartirà proprio da qui.

Tuttavia è chiaro che il Partito Democratico porta al suo interno tante correnti che spesso sono difficili da tenere unite.

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