Referendum jobs act GCIL abrogazione 2017 articolo 18 e licenziamenti

Si torna a parlare di Jobs Act e articolo 18 a seguito del referendum abrogativo promosso Cgil e su cui la Consulta si pronuncia l'11 gennaio del 2017

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Jobs Act articolo 18 referendum Cgil Gentiloni: In vigore dal 2015 il Jobs Act, la riforma del lavoro dell'ex premier Matteo Renzi e Giuliano Poletti, ministro del lavoro e delle Politiche sociali, potrebbe nuovamente essere messa in discussione grazie ad un referendum abrogativo promosso dalla CGIl sulla cui ammissibilità si pronuncia la Corte Costituzionale l’11 gennaio 2017.

 

Che cos'è il Jobs Act e cosa prevede?

Cos'è il Jobs Act cosa prevede? La riforma del lavoro targata Matteo Renzi  e Giuliano Poletti, anche oggi ministro del lavoro e delle politiche sociali nel nuovo governo guidato da Paolo Gentiloni, dopo le dimissioni dell’ex sindaco di Firenze a seguito della sconfitta al referendum costituzionale del 4 dicembre scorso è entrato in vigore l’anno scorso ma ancora oggi continua ad innescare polemiche.

Prima di capire perchè, vediamo a grandi linee cosa prevede il Jobs Act e come ha cambiato il mondo del lavoro specie per quel che riguarda l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori in tema di licenziamenti.

Il Jobs Act introduce quelli che si chiamano oggi contratti di lavoro a tutele crescenti una nuova tipologia contrattuale che ha cancellato le vecchie forme previste come i cococo, cocopro, collaboratori occasionali, ecc

Tutti i lavoratori subordinati che sono assunti a tempo indeterminato a partire dal 7 marzo del 2016 sono assunti con questa nuova forma contrattuale che prevede in sostanza maggiore tutela in base all’anzianità.

 

Jobs Act: articolo 18 licenziamenti

La parte più consistente che modifica il Jobs Act nel mondo dei contratti di lavoro è l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori del 1970 che regola la disciplina dei licenziamenti.

Se fino all’entrata in vigore tutti potevano fare affidamento sulla tutela prevista dall’articolo 18 oggi con i nuovi contratti a tutele crescenti non è più così e non sempre si può avere la reintegra sul posto di lavoro quando il giudice accerta l’illegittimità di un licenziamento.

In particolare l’obbligo di reintegro sul posto di lavoro vige quando il giudice accerti che quel licenziamento intimato al lavoratore sia nullo perché è un licenziamento discriminatorio, ossia basato su motivi razziali, politici, religiosi p sia stato intimato in forma orale.

Insieme al reintegro sul posto di lavoro il datore di lavoro deve anche risarcire il lavoratore licenziato elargendogli un’indennità in base ai giorni di licenziamento.

Se invece il licenziamento è illegittimo per giustificato motivo oggettivo o soggettivo non è prevista la reintegra sul posto di lavoro, bensì viene solo corrisposta al datore di lavoro un’indennità.

 

Referendum jobs act GCIL abrogazione 2017:

Referendum Jobs Act Cgil: Dopo il referendum costituzionale del 4 dicembre scorso che ha portato alle dimissioni del premier Matteo Renzi, gli italiani potranno essere chiamati alle urne per un altro referendum questa volta sul Jobs Act e sull’articolo 18.

A proporre questo referendum la Cgil che ha presentato ricorso alla Corte costituzionale che deciderà sull’ammissibilità o meno del quesito referendario l’11 gennaio del 2017.

Il quesito referendario sul Jobs Act e l’articolo 18 promosso dalla Cgil verte essenzialmente su tre quesiti che sono:

  • Licenziamenti: la CGIL con il referendum chiede che venga previsto il reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento disciplinare giudicato illegittimo estendendole la disciplina alle aziende che hanno dai 5 ai 15 dipendenti. Se poi un’impresa ha meno di cinque dipendenti allora il reintegro avverrà a discrezione del giudice e in caso di reintegro, il lavoratore sceglie tra risarcimento congruo o rientro utilizzo dei voucher i buoni lavoro il cui uso negli ultimi anni è stato spropositato, nascondendo dei veri e propri rapporti di lavoro subordinati. La CGIL con il referendum chiede che vengano usati in maniera legittima, ragionata e flessibile
  • appalti: la CGIL chiede la piena tutela del lavoratori che risultano occupati in appalti e subappalti nei processi di esternalizzazione, in caso di cambi.

Corte Costituzionale e referendum Jobs Act: La Corte Costituzionale sarà chiamata a decidere sull’ammissibilità del referendum sull’articolo 18 e il Jobs Act il prossimo 11 gennaio e qualora decidesse in senso dell’ammissibilità gli italiani potranno essere chiamati alle urne tra il 15 aprile  e il 15 giugno del 2017.

 

Jobs Act articolo 18 referendum Paolo Gentiloni

Il nuovo premier Paolo Gentiloni, ex ministro degli affari esteri sotto il governo guidato da Matteo Renzi e incaricato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella di formare un nuovo governo dopo le dimissioni dello stesso Renzi a seguito del referendum costituzionale, si è espresso sulla questione referendum Jobs Act articolo 18 promosso dalla Cgil nel Consiglio europeo, il primo da premier.

Con l’occasione Paolo Gentiloni ha dichiarato che non ha alcuna intenzione di modificare il Jobs Act, conscio dei numeri a suo dire positivi che ha prodotto la riforma del lavoro del suo predecessore.  

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