La Riforma del lavoro di Matteo Renzi: testo, sintesi e cosa prevede

La Riforma del lavoro di Matteo Renzi sulla riforma Fornero, l'articolo 18, il Jobs act, il testo e in sintesi cosa prevede sui dipendenti pubblici

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La riforma del lavoro di Matteo Renzi, tutto quello che c'è da sapere sul Jobs act, sui nuovi contratti di lavoro e sugli ammortizzatori sociali che verranno applicati con l'entrata in vigore della nuova legge sul lavoro.


La riforma del lavoro di Matteo Renzi

La riforma del lavoro di Matteo Renzi nasce durante la campagna elettorale del 2013 dello stesso rottamatore del Partito Democratico. Una riforma del mercato del lavoro portata avanti per far fronte all'aumento della disoccupazione in Italia e alle difficoltà delle aziende che si trovano nel territorio italiano. Così, dopo una campagna elettorale in cui Matteo Renzi prometteva di modificare la legge Fornero, una volta al Governo, assieme al Ministro del lavoro Giuliano Poletti, è nata la nuova riforma del lavoro con la finalità di regolamentare al meglio l'attività lavorativa in Italia e con il fine di ridurre il forte precariato che le precedenti riforme hanno fatto nascere ed alimentato come non mai negli ultimi 20 anni.

I principali raggi d'azione della nuova riforma del lavoro sono:

  • contratto a tempo indeterminato;
  • contratto a tempo determinato;
  • contratto di apprendistato;
  • modifica dell'articolo 18;
  • nuovo ammortizzatore sociale del nome Naspi;
  • nascita dell'Agenzia Federale del Lavoro.


Jobs act e articolo 18 nella riforma del lavoro

Il Jobs act e l'articolo 18 nella riforma del lavoro sono dei punti chiave. Con Jobs act si definisce la stessa riforma del mercato del lavoro; il termine viene utilizzato a livello giornalistico per definire la nuova normativa che regolamenterà i contratti sul mercato del lavoro. Ed il Jobs act avrà anche un ruolo fondamentale nell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Difatti con la nuova riforma del lavoro l'articolo 18 subirà delle variazioni, modifiche che nello specifico riguarderanno:

  • tutti i licenziamenti di natura economica;
  • tutti i licenziamenti di natura disciplinare;
  • tutti i licenziamenti di natura discriminatoria;
  • le nuove modalità per le buone uscite.

Per approfondire le le variazioni dell'articolo sui licenziamenti individuali dello Statuto dei lavoratori ci si può rifare alla pubblicazione in merito sull'articolo 18.


In sintesi cosa cambia con la riforma del lavoro

Ma in sintesi cosa cambia con la riforma del lavoro? Di novità ce ne sono e nemmeno poche. Come prima cosa la riforma del lavoro avrà il compito di ridurre il precariato nella penisola, fenomeno che è cresciuto vertiginosamente negli ultimi 20 anni, e la disoccupazione. Assieme al precariato e al problema della disoccupazione la nuova riforma del mercato del lavoro vuole aiutare le aziende nelle assunzioni e creare un nuovo meccanismo per quanto concerne il sussidio di disoccupazione, che prenderà nome di Naspi, e per la ricollocazione nel mercato del lavoro, per la quale nasce l'Agenzia Federale del Lavoro.

Quindi, in sintesi, ecco cosa cambia con la nuova riforma del lavoro:

  • immissione del contratto a tutele crescenti;
  • durata del contratto a tempo determinato massimo di 36 mesi;
  • massimo 5 rinnovi sul contratto a tempo determinato;
  • non potrà essere assunta più del 20% della forza lavoro di un'azienda a tempo determinato;
  • il contratto di apprendistato prevede una formazione obbligatoria;
  • la retribuzione del contratto di apprendistato sarà uguale a quella del CCNL;
  • modifica dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori;
  • maternità estesa a tutti i lavoratori;
  • nuovo sussidio di disoccupazione che prende nome di Naspi;
  • eliminazione della Cig ordinaria e straordinaria;
  • nascita dell'Agenzia Federale del lavoro.

Queste sono le principali innovazioni nel mondo del lavoro, tutte novità che creeranno degli effetti sull'economia nazionale


La riforma del lavoro sulle pensioni

La riforma del lavoro sulle pensioni non produrrà degli effetti diretti. Infatti la riforma del lavoro ha lo scopo di ridurre la disoccupazione e il precariato in Italia, quindi di mettere il maggior numero possibile di lavoratori nella condizione di arrivare regolarmente alla pensione. Tuttavia per approfondire quanto dettato dalle nuove leggi sulle pensioni, quindi per conoscere l'età pensionabile, gli anni di contributi, la pensione minima, quella massima e tutte le regole che vi sono dietro, bisogna rifarsi alla riforma delle pensioni del Governo di Matteo Renzi ovvero all'ultima riforma della Pubblica Amministrazione.


Testo riforma del lavoro, cosa prevede?

Il testo della riforma del lavoro è reperibile, in via ufficiale, sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica. Per approfondire con attenzione ci si deve rifare al testo ufficiale, tenendo conto delle ultime modifiche apportate dal Senato della Repubblica e dei prossimi decreti attuativi.

Ecco cosa prevede e in cosa consiste la riforma sul lavoro del Governo di Matteo Renzi. Il Jobs act avrà il fine di ridurre notevolmente la disoccupazione in Italia che continua a crescere creando effetti devastanti sull'economia nazionale. Un aumento dell'occupazione dovrebbe chiaramente portare ad una ripresa dell'economia.

Oltre a ridurre la disoccupazione, la nuova riforma del lavoro deve diminuire il precariato. Un punto su cui Matteo Renzi e il Ministro del lavoro Giuliano Poletti hanno spinto molto. Con il contratto a tutele crescenti dovrebbero, con il tempo, sparire le forme di contratto precario, come il progetto e il contratto di collaborazione.

Oltre alla diminuzione della disoccupazione e del precariato giovanile e non, la riforma del lavoro cercherà di estendere gli ammortizzatori sociali a tutti i settori, come nel caso della maternità unica e della Naspi, e metterà le aziende nella condizione di essere favorite nell'assumere i dipendenti.

Le ultime notizie sulla riforma del mercato del lavoro si rifanno allo scorso 4 dicembre 2014. Dopo un lungo lavoro, cominciato nel mese di marzo con l'approvazione del Decreto Poletti, Matteo Renzi e il suo esecutivo hanno lavorato a lungo sulla nuova riforma del lavoro, tra opposizioni, contestazioni e accordi con i sindacati (che il più delle volte si sono dimostrati ostili al Jobs act) fino ad arrivare alle votazioni del 4 dicembre 2014 nel Senato della Repubblica che hanno dato il via alla nuova riforma del lavoro.

La riforma del lavoro 92/2012 della Fornero è stata, dunque, superata dal Jobs act. Dopo la caduta dell'ultimo Governo Berlusconi, che lasciò il paese che forti debiti che richiedevano un intervento immediato per far fronte alle casse dello Stato ormai in rosso, fu istituito il Governo Tecnico di Mario Monti che vide come ministro del lavoro Elsa Fornero. La riforma che nacque da questo Governo, da cui molti italiani speravano in una forte ripresa del lavoro, non arrivò alle aspettative ed anzi deluse la maggior parte della popolazione non riuscendo a ridurre la disoccupazione.

 

La riforma del lavoro Jobs act sui dipendenti pubblici

Continua lo scontro politico sull’attuabilità del Jobs act nel pubblico impiego. Matteo Renzi non si è sbilanciato sulla questione, non vuole che a decidere sia il suo esecutivo e dichiara che nel mese di febbraio sarà il Parlamento a prendere un provvedimento sull’applicabilità della nuova riforma del lavoro sul settore pubblico o meno. Una questione, quest’ultima, che ha sollevato non poche polemiche da parte delle opposizioni, dei sindacati ed anche di esponenti interni del PD.

Pietro Ichino, senatore di Scelta Civica, dichiara che il Jobs act dev’essere esteso anche agli impiegati pubblici. È proprio Ichino a rifarsi al testo della nuova riforma del lavoro evidenziando che così come redatto investe anche il settore pubblico. Ma non sono della stessa idea Giuliano Poletti (ministro del Welfare) e Marianna Madia che smentiscono quanto detto dal senatore Ichino e da Enrico Zanetti che si schiera dalla parte di coloro che non vogliono cerare un dualismo tra lavoro pubblico e privato optando per l’estensione della nuova legge al pubblico impiego.

Matteo Salvini, chiaramente contrario al Jobs act, scrive su Twitter, ironizzando e criticando allo stesso tempo, che non sono da licenziare i dipendenti pubblici e quelli privati ma Matteo Renzi. Anche Beppe Grillo e il suo Movimento 5 Stelle rimangono contrari e duri nei confronti di Matteo Renzi e della nuova riforma del lavoro. Lo stesso Grillo nel suo blog scrive che la nuova riforma del lavoro è da paragonare ai saldi 2015 così come ad una svendita del diritto del lavoro.

Tuttavia Matteo Renzi non deve fare solo i conti con l’opposizione. A remargli contro è anche una parte del Partito Democratico, sicuramente una minoranza, come quella incarnata nella persona di Giuseppe Civati.

La Cgil si dice “pronta a tutto” per fermare la riforma del lavoro. Del resto gli scioperi non sono mancati nei mesi scorsi ma Matteo Renzi dice di non temere le minacce del sindacato, evidenziando la stima che ha per la stessa Cgil, alla quale, però, risponde che con gli 80 euro, la diminuzione dell’Irap e di altre tasse sul lavoro più la nuova riforma del lavoro si avranno dei cambiamenti nell’economia del paese già del 2015. Matteo Renzi non vuole chiudere la porta alla Cgil e invita al dialogo il sindacato su come cambiare l’Italia.

Tuttavia il ministro del lavoro, Giuliano Poletti, resta fermo sulle sue intenzioni che specificano, come all’origine della nuova riforma del lavoro, che il Jobs act sarà attuato solo nel settore privato e non in quello pubblico.

A quanto pare per avere qualcosa di certo bisognerà aspettare che il Parlamento, come dichiarato da Matteo Renzi, si esprima nel mese di febbraio.

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