Riforme Istituzionali: mozione approvata, a giugno la legge effettiva

Riforme Istituzionali Governo Letta: entro giugno disegno di legge. Il Premier parla delle modifiche costituzionali e dell’impegno verso il Capo dello Stato

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Dopo la forte astensione alle elezioni comunali, il Presidente del Consiglio Enrico Letta, lancia dal Senato della Repubblica la sua preoccupazione sulla vita politica. Secondo Enrico Letta la forte astensione alle elezioni comunali è stato un chiaro campanello d’allarme per la politica italiana. Inoltre il Presidente del Consiglio ricorda al governo che bisogna tenere fede all’impegno che i parlamentari hanno preso nei confronti di Giorgio Napolitano e del suo secondo mandato. Basta scherzare e basta litigare per Letta, bisogna portare avanti le riforme.

 

Enrico Letta e Giorgio Napolitano

Enrico Letta ha ricordato quelli che sono stati gli interventi del governo delle larghe intese, dalla sua formazione ad oggi. Enrico Letta, nel suo intervento al Senato, ribadisce l’impegno che il governo in carica ha preso d’innanzi al Presidente della Repubblica, un impegno che non può venire meno per Letta. Del resto lo stesso giuramento del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, dopo che si era rifiutato di proseguire la sua carriera politica con un nuovo mandato, il primo “secondo” mandato nella storia della Repubblica, era stato un vero e proprio “discorso/rimprovero” nei confronti della classe dirigente, inconcludente davanti ai seri problemi del paese.

 

La mozione in Senato

In Senato è stata approvata la mozione che impegna il Governo Letta ha presentare entro il mese di giugno un disegno di legge costituzionale per la riforma della stessa Costituzione. La mozione è stata votata da:

  • 224 si;

  • 61 no;

  • 4 astenuti.

 

Enrico Letta e la riforme elettorale

Tra le riforme che devo essere portate avanti, Enrico Letta sottolinea l’urgenza di una nuova legge elettorale. Un passo difficile ma importante, che il governo in carica deve portare a termine. Enrico Letta ricorda ai parlamentari che la legge elettorale va cambiata, che bisogna trovare un accordo sulla questione. Non nega le problematiche che ci sono. La stessa legge elettorale e motivo di divisione politica non solo tra centrodestra e centrosinistra, ma anche all’interno degli stessi partiti.

Intanto, però, il governo delle larghe intese si trova a dover fare i conti con quelli che sono gli scontro interni in merito alla legge elettorale. Proprio sulla mozione di Roberto Giacchetti, che prevede il ritorno al Mattarellum, il Governo Letta si è diviso e spaccato.

 

Enrico Letta e l’astensione alle elezioni comunali

Il Presidente del Consiglio non nasconde il palese segnale che è arrivato dalle elezioni comunali. Per Letta non ci sono vincitori dato il forte astensionismo. Un segnale che il Governo Letta deve saper cogliere e al quale deve porre un rimedio. Per Erico Letta non è ammissibile che la metà degli italiani non vada a votare, questo significa che la politica deve cambiare.

 

Enrico Letta sulle riforme istituzionali

Enrico Letta parla delle riforme istituzionali, riforme non rinviabili per il Presidente del Consiglio, soprattutto perché bisogna avere delle istituzioni che siano in grado di decidere. Per Letta, la Costituzione italiana è una delle migliori al mondo, nonché una delle più solide, ma bisogna apportare ad essa delle modifiche che la rendano più vicina ai nostri tempi. Ma Enrico Letta non vuole tempi indefiniti per il suo governo, ma tempi definiti. Il governo delle larghe intese deve, nel giro di 18 mesi, portare a termine la riforma istituzionale.

Per Enrico Letta la riforma istituzionale è una riforma molto importante e per questo motivo deve accontentare tutti. Per fare ciò il Presidente del Consiglio intende avvicinare i cittadini a questa scelta avvalendosi del mezzo utilizzato dal Movimento 5 Stelle per le decisioni, il web. Inoltre Letta ha detto che sulle stesse riforme vuole investire tutto il parlamento. Un parlamento che dovrà agire in accordo sulle modifiche istituzionali. Passo inevitabile dato quanto dettato dall’articolo di revisione della Costituzione, l’articolo 138.

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