Sigaretta elettronica nuova tassa: prezzo, costo, storia e tassazione

Sigaretta elettronica la nuova tassa, prezzo, opinioni, da quando e quanto, storia, entrata in vigore e aumento della tassazione sulla sigaretta elettronica

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Tra le manovre economiche del Governo Letta rimane in piedi, e sembra essere tra le tassazioni più vicine all’attuazione, la possibile tassa sulle sigarette elettroniche.

 

Le motivazioni del Governo Letta

Da tempo il governo delle larghe intese sta prendendo in considerazione quelle che sono le possibili manovre per risanare i conti pubblici. Tra gli argomenti più discussi Iva e Imu. Ma l’esecutivo sembra diretto verso la tassazione del prodotto che negli ultimi anni è entrato nelle case di molte famiglie italiane e che sembra sostituire le dannose sigarette: la sigaretta elettronica.

Sembra di capire che il fumo elettronico sia stato preso di mira dal governo per via del suo mercato, un mercato molto grande e in forte espansione. Ed anche un mercato che sta diminuendo il numero dei fumatori classici, un giro d’affari, quello delle classiche sigarette, che fa entrare nelle casse dello Stato italiano 13,7 miliardi di euro ogni anno.

Ma tra le motivazioni che stanno spingendo il Governo Letta a tassare le sigarette elettroniche e i suoi componenti correlati c’è anche quello della salute. Infatti si sostiene la tesi che “quello che è simile ad una sigaretta” faccia male.

Per il momento c’è la possibilità di una uova tassa sulle sigarette elettroniche prevista per il 1 settembre. Sembrerebbe che questa tassa consentirebbe al governo delle larghe intese di non ridurre la spesa pubblica come quella sulla polizia penitenziaria.

L’Anafe (Associazione Nazionale Fumo Elettronico) ha fatto sapere che è contraria alla nuova tassazione e che questa porterebbe delle gravi perdite per l’industria del fumo elettronico. Secondo l’Associazione Nazionale del Fumo Elettronico, la tassa del Governo Letta aumenterebbe il costo del prodotto del 140%, portando il prezzo di una normale sigaretta elettronica da 70,00 euro a 140,00 euro e più. Questo aumento, inaudito per Anafe, creerebbe un forte calo all’interno del settore e vedrebbe molti consumatori costretti, o comunque spinti, a tornare alla sigaretta di tabacco. L’associazione Anafe ha addirittura parlato di un possibile aumento del mercato nero.

 

I danni delle sigarette elettroniche

Gli studi effettuati dall’Istituto Bruno Leoni, condotti dall’oncologo Umberto Tirelli, e affiancati dalle stesse aziende produttrici di fumo elettronico, smentiscono la dannosità che lo Stato italiano attribuisce (o vuole attribuire) alle sigarette elettroniche. In particolar modo si evince che non c’è alcun paragone in fatto di danni provocati dalle classiche sigarette a combustione e le e-cigarette.

I produttori delle sigarette elettroniche riportano che dieci aspirazioni del loro liquido con maggior concentrazione di nicotina (16 mg per ml) fa in modo che il soggetto che lo inala arriva ad avere una quantità di nicotina nel sangue pari a 0,3 mg a differenza della sigaretta di tabacco che ne rilascerebbe 3 volte di più, 0,9mg, con le stesse 10 inalazioni.

Uno studio dell’Università di Napoli Federico II ha sostenuto che le sigarette elettroniche hanno messo in calo la percentuale dei tumori al polmone, salvando ogni anno un numero di 30.000 persone.

Ma le tesi non sono tutte a favore del fumo elettronico. L’Agenzia americana di salute, farmaci e alimenti, la Drug Administration, ha fatto sapere che non ci sono studi concreti sull’inalazione diretta della nicotina e che quindi non si è ancora in grado di prevedere gli effetti che le sigarette elettroniche possono avere sulle persone che ne fanno uso. La tesi della Drug Administration è stata anche sostenuta dall’Istituto Superiore di Sanità Italiano.

 

I numeri: tabacco e sigarette elettroniche

Il giro d’affari del tabacco sembra essere da anni sotto il mirino dei governi che si susseguono. Misure di prevenzione che da anni si attuano fanno spesso discutere i fumatori e i non fumatori, come la scritta obbligatoria sui pacchetti “nuoce gravemente alla salute” e come il costo di un singolo pacchetto, sempre in continuo aumento. Negli ultimi anni la legislazione ha sempre più regolato e limitato i luoghi pubblici in cui è possibile consumare tabacco.

La battaglia Stato-industria del tabacco si porta avanti da anni, ma c’è in qualche modo un dato che fa riflettere: il giro di soldi che lo Stato italiano ricava dal tabacco. Infatti, ogni anno, le casse dello Stato hanno un introito di 13,7 miliardi di euro dalla vendita di sigarette nel territorio che, come tutti sanno, sono rigorosamente monopolio si Stato. Un monopolio che copre il 3% delle entrate complessive dell’Italia. L’entrate derivante dalle imposte applicate su ogni singolo pacchetto sono aumentate del 113% negli ultimi 10 anni e attualmente ammontano a 7,2% delle imposte indirette. In parole povere, su ogni pacchetto che viene acquistato, il 75% del costo va nelle casse dello Stato italiano.

Leggendo questi dati ci si chiede se lo Stato intende veramente sconfiggere le industri del tabacco o se lo ne ricava cifre quasi indispensabili al bilancio pubblico. Il collegamento che allora si fa è l’aumento del fumo elettronico a discapito del tabacco. I ragionamenti del Governo Letta sembrano essere, con i dati alla mano, più di natura economica che morale.

La mancanza di accise sulle e-cigarette fa in modo che quest’ultimo prodotto può costare fino ad 1/3 in meno rispetto alla sigaretta classica. Praticamente il fumo elettronico e il suo grande boom ha portato una diminuzione nelle casse dello Stato che ammonta orientativamente (le fonti sono diverse) tra gli 800 e i 1000 milioni di euro.

 

La nuova tassazione

La Commissione Giustizia del Senato della Repubblica ha approvato l’emendamento firmato dai senatori del Partito Democratico Lo Giudice, Cirinnà, Lumia, Casson, Filippin, Ginetti, Manconi e Capacchione. In base a quest’ultimo emendamento, legato al decreto svuota carceri, ci sarebbe un aumento del 58,5% della tassazione sul kit delle sigarette elettroniche e delle relative ricariche. Con una simile tassazione lo Stato riuscirebbe a recuperare i 35 milioni di euro che mancano nella vita giudiziaria del paese e che permetterebbero di evitare la riduzione del personale di polizia penitenziaria. L’ultima parola spetta comunque al ministro dell’economia e delle finanze Fabrizio Saccomanni che, entro il 31 agosto 2013, dovrà valutare il prezzo al pubblico del fumo elettronico.

 

La storia della sigaretta elettronica

La sigaretta elettronica sembra essere una nuova invenzione ma non è così. Il primo a brevettarla fu Herbert A. Gilbert che nel lontano 1965 depositò il primo brevetto della sigaretta elettronica.

La sua commercializzazione, invece, avvenne molti anni dopo. Nel 2003, il farmacista cinese Hon Lik, commercializzò nella città di Pechino la prima sigaretta elettronica, che utilizzava una tecnologia ad ultra suoni per il suo funzionamento.

Negli ultimi anni il fumo elettronico sta prendendo piede in tutti i paesi del mondo che stanno adeguando al nuovo modo di fumare la legislazione. Ad esempio in Italia il 4 agosto del 2011 è stata vietata la vendita ai minori di 16 anni. Decisamente più drastica l’Australia dove la vendita di sigarette elettroniche a contenuto di nicotine è proibita.

 

Il nuovo disegno di legge

Il disegno di legge proposto da Beatrice Lorenzin, attuale ministro della Salute, prevede l’assoluto divieto di fumare, anche per i fumatori di fumo elettronico:

divieto di fumare all’interno degli spazi aperti degli istituti scolastici;

divieto di fumare nella propria vettura in presenta di minori o donne incinta.

Sembra che ci saranno anche delle nuove scritte sui pacchetti di sigarette ma non è ancora chiaro tutto il contenuto del nuovo disegno di legge.

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