Stefano Rodotà intervistato sul silenzio e il tradimento del Pd

Intervistato Rodotà sul tradimento del Partito Democratico sulla sua candidatura. Grillo dice si al governo con il Pd ma prima devono votare Rodotà

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La sempre più difficile corsa alle Quirinarie continua a creare tensioni politiche. Prima Franco Marini che univa Pd-Pdl e Scelta Civica; poi ognuno per la sua strada, Scelta Civica per la Cancelleri assieme al Pdl e Pd dritto al fallimento Prodi che ha visto anche le dimissioni del suo Segretario Generale Pier Luigi Bersani. In questo caos politico, gli unici a rimanere sulla stessa linea politica rimangono i 5 Stelle di Beppe Grillo, che per tutte e cinque le votazioni hanno continuato a proporre e votare il loro candidato Stefano Rodotà.

 

Il silenzio del Pd su Stefano Rodotà

Inizialmente il candidato del Movimento 5 Stelle, il giurista Stefano Rodotà, sembra la persona giusta che avrebbe unito Bersani e Grillo sull’uomo del Quirinale e per un successivo Governo. Lo stesso Beppe Grillo da giorni ripete che se il Pd vota per Stefano Rodotà ci saranno “praterie” per un eventuale Governo. Messaggio che lo stesso Bersani aspettava da prima del famoso collegamento streaming con la Lombarti e Crimi. Ma sulla “questione Rodotà”, il Pd, oltre a spaccarsi completamente davanti al nome di Marini e Prodi, non esprime il suo giudizio. Silenzio. Non arriva un comunicato ufficiale del Partito Democratico sulla candidatura di Stefano Rodotà. Bersani non si esprime e con lui tutti i grandi elettori del Pd.

 

Il candidato del Movimento 5 Stelle

Il suo nome come possibile candidato per il Presidente della Repubblica si sapeva da tempo. Ma sono stati proprio gli elettori del Movimento 5 Stelle a sceglierlo come terzo preferito tra i loro candidati. Infatti, prima di Stefano Rodotà, il popolo a 5 Stelle aveva optato per Milena Gabanelli e per Gino Strada. Due nome, Gabanelli e Strada, che sicuramente non avrebbero trovato grandi consensi nel Parlamento in seduta comune allargato dai rappresentanti regionali a 1007 grandi elettori. Poi la rinuncia di Milena Gabanelli che segue quella di Gino Strada. Rimane Stefano Rodotà, l’uomo che dovrebbe unire Pd e 5 Stelle ma che invece vede l’inaspettata mossa del Partito Democratico che prova a fare un accordo il Pdl di Silvio Berlusconi.

 

Stefano Rodotà contro il silenzio del Pd

Nonostante il caos politico di Marini/Prodi, Stefano Rodotà non esprime per giorni alcun giudizio sull’inaspettato silenzio del Pd in merito alla sua candidatura. Nessuno dei grandi elettori del Partito Democratico spende due parole per esprimere il rifiuto di appoggiare una persona della sua portata politica. Così, dopo giorni in cui Rodotà era rimasta ad osservare il comportamento di Bersani, rilascia un’intervista a Repubblica sulla questione.

 

L’intervista a Stefano Rodotà

Così Stefano Rodotà parla al quotidiano Repubblica sul silenzio del Pd, rilasciando un’intervista in cui sottolinea il suo stupore e la sua irritazione sul comportamento del partito guidato da Pier Luigi Bersani.

“Ho letto dichiarazioni ipocrite da parte del Pd. Non hanno mai parlato con me della mia candidatura. Eppure, il mio numero ce l’hanno. Quando faceva comodo mi cercavano parecchio, ora neanche una telefonata. Sono molto irritato” commenta il giurista, aggiungendo: “Un silenzio inspiegabile. Mia moglie dice che qualcuno ha chiamato per farle pressioni su un mio ritiro. Io non ne so niente”. Stefano Rodotà svela la sua posizione sul silenzio del Pd: “Sono un signore che loro conoscono bene da alcuni anni. Esistono molti strumenti oggi per tenersi in contatto: telefono, sms e e-mail. Se volevano un chiarimento perché non li hanno usati? La mia candidatura girava in rete da mesi. Non è stata certo un’invenzione dei grillini. Girava, era stata molto appoggiata e questo poi ha determinato la reazione della rete”.

 

Il curriculum di Stefano Rodotà

Il suo curriculum parla di un giurista dei diritti civile ed estensore del referendum sull’acqua pubblica, precisando che Stefano Rodotà sarebbe un eventuale Presidente della Repubblica non di parte. Almeno è quello che tende a sottolineare lo stesso Rodotà, dicendo che il suo nome non è riconducibile alla parte politica del Movimento 5 Stelle e che non è stato eletto tanto meno dallo stesso Beppe Grillo. Del resto gli stessi parlamentari del Movimento a 5 Stelle avevano sottolineato che il nome Stefano Rodotà era aperto a tutti.

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