Aumento Iva 2018: dal 22% al 25% dal 2019 e aumento aliquota al 10%

Aumento Iva 2018: dal 22% al 25% dal 2019 più aumento dell'aliquota al 10% dichiarato nella Legge di Bilancio: cos'è, come funziona e quando si applica

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Aumento Iva 2018: la Legge di Bilancio 2018 ha inserito il nuovo aumento dell'Iva, un aumento che porterà l'Iva al 25% nei prossimi anni.

Infatti la manovra per aumentare l'Iva partirà dal 1° gennaio 2019 e si concluderà nel 2021.

L'aumento riguarda anche l'aliquota ridotta che dal 10% passerà al 13%.

Questa manovra porterà dei rincari su tutti i beni e servizi.

I primi ad essere colpiti saranno proprio i generi alimentari.

Ma anche le bollette subiranno degli aumenti.

Scopriamo allora a cosa l'Italia sta per andare incontro:

aumento Iva 2018;

aumento Iva 2019;

aumento Iva 2020;

aumento Iva 2021;

cosa farà il prossimo Governo su questa questione.

 

Aumento Iva 2018

Aumento Iva 2018: la Legge di Bilancio 2018 ha regolamentato quello che sarà l'aumento dell'Iva, previsto a partire dal 1° gennaio 2019.

Una notivià che ha creato non poche polemiche anche se per il momento le acque sono rimaste calme per via del fatto che il primo aumento scatterà a partire dal prossimo anno.

Legge di Bilancio 2018: infatti la Legge di Bilancio non prevede alcun aumento per tutto il corso dell'anno.

Questo è uno dei diversi temi che sembrano non aver premiato il Governo di Paolo Gentiloni.

Infatti anche se tutto è rimandato di 12 mesi, l'aumento dell'Iva non piace ai consumatori.

Il prossimo Governo potrebbe anche mettere mano a questa riforma.

Dato che l'operato di Matteo Renzi, da cui è partito questo aumento, palesemente non è stato premiato alle passate elezioni, non si esclude un possibile slittamento di questo aumento, se non un annullamento.

Aumento Iva 2018: tuttavia, dato che per il momento rimane confermata, vediamo cosa prevede e cosa cambierà a partire dal prossimo anno.

 

Aumento Iva 2019

L'aumento dell'Iva arriverà dal 1° gennaio 2019.

Il 2019 quindi sarà un anno che non partirà al meglio per i consumi.

Con l'aumento dell'Iva previsto nell'ultima Legge di Bilancio aumenteranno i prezzi di molte cose.

I generi alimentari saranno i primi prodotti che verranno colpiti dall'aumento.

Ma non sono gli unici, basta pensare all'energia elettrica e ai servizi telefonici.

Il Governo di Paolo Gentiloni ha inserito nella Legge di Bilancio una clausola che blocca l'aumento dell'Iva nel corso di quest'anno.

Anche i servizi saranno colpiti dall'aumento dell'Iva.

Ma il 2019 sarà solo il primo appuntamento.

Infatti l'aumento dell'Iva è stato spalmato su tre date:

  • 1° gennaio 2019;
  • 1° gennaio 2020;
  • 1° gennaio 2021.

Scopriamo l'aumento legato all'aliquota ordinaria e a quella ridotta. 

 

Aumento Iva dal 22% al 25%

L'aumento Iva sarà dal 22% al 25%.

Tuttavia si tratterà di un aumento graduale.

Infatti nel 2019 l'aumento sarà dall'attuale 22% al 24,2%.

Dal 1° gennaio 2020 si arriverà al 24,9%.

Ma non è finita.

Si arriverà al 25% a partire dal 1° gennaio 2021.

La Legge di Bilancio prevede, quindi, un aumento di 3 punti percentuali sull'aliquota ordinaria.

Vediamo come verrà, invece, influenzata l'aliquota ridotta.

 

Aliquote ridotta dal 10% al 11,3%

L'aliquota ridotta passerà dal 10% al 11,3% a partire dal 1° gennaio 2019.

Ma questo non sarà l'unico aumento.

Infatti a partire dal 1° gennaio 2020 l'aliquota ridotta passerà al 13%.

Per il momento quello che il passato Governo ha fatto è quello di annunciare l'aumento dell'Iva per poi rimandarlo al futuro.

Questo sarà uno scoglio non da poco per il prossimo Esecutivo Italiano.

Infatti andando a ritroso nel tempo si è visto come l'aumento dell'Imposta sul Valore Aggiunto sia stata inserita diverse volte ma successivamente fermata di anno in anno.

Finanziaria dopo finanziaria, l'aumento dell'Iva è sempre stata una dichiarazione che non si è mai avverata.

Questo viene confermato anche dal fatto che il primo aumento non attuato si trovava dentro la Legge di Bilancio del 2015.

Inoltre bisogna vedere come il prossimo Governo si confronterà con quanto gli è stato lasciato in eredità dal Centrosinistra di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni.

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