Quando Franco barca si proposte come Segretario Generale nel Pd

Quando Franco barca si propose come Segretario Generale del Partito Democratico per sostituire Pier Luigi Bersani in difficoltà con il Governo e il partito

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Dopo le elezioni politiche del 2013 Luigi Bersani, incaricato di formare un Governo, ebbe grandi difficoltà.

Non solo si vide chiudere la porta in faccia, pubblicamente, dal Movimento 5 Stelle, ma dovette fare i conti con le diverse correnti interne al Pd.

Dopo una lunga carriera politica, per Luigi Bersani era un momento di disfatta politica.

All'epoca era segretario generale del partito.

Gli seguì Matteo Renzi.

Tuttavia ci furono tanti che cercarono di prendere il suo posto.

Una di queste fu Fabrizio Barca.

Ecco come si svolsero i fatti all'epoca.

 

La sfida per la successione di Bersani

Dopo la devastante avventura dell’elezione del Presidente della Repubblica, il Partito Democratico si ritrova al limite della scissione. Bersani ha già annunciato che lascerà la segreteria, lo aveva fatto ancora prima che si sapesse del nuovo settennato di Giorgio Napolitano. La sfida è aperta ed in cima alla lista dei favoriti spuntano due nomi già noti: Matteo Renzi e Fabrizio Barca. Entrambi si esprimono sulla candidatura di Stefano Rodotà e sul comportamento del Pd. “Come ha fatto il Pd a non sostenere Stefano Rodotà” dice barca. Matteo Renzi, invece, lo definisce “singolare e intempestivo”.

 

La candidatura di Stefano Rodotà

Sicuramente la frattura all’interno del Partito Democratico era già evidente, ma il nome di Stefano Rodotà a spezzato la fragile linea del partito. Molti elettori ancora si chiedono le motivazioni. Non sembrano bastare quelle che sono arrivate da Anna Finocchiaro: “Perché lo ha candidato il Movimento 5 Stelle”.

Le parole usate dal Segretario generale, Pier Luigi Bersani, al teatro romano, esprimevano tutto il malcontento che si era creato dopo il fallimento di Romano Prodi. “Uno su quattro ha tradito” ha annunciato Bersani alla platea quasi incredula del teatro. “Abbiamo prodotto una vicenda di gravità assoluta, sono saltati meccanismi di responsabilità e solidarietà. Ci sono pulsioni a distruggere il Pd” ha poi aggiunto l’uscente Segretario.

Sembrerebbe che gli stessi parlamentari e gli stessi elettori del Pd non riescano a capire in che modo il partito sia ancora in piedi. Fatto sta che le quirinarie sono state superate, ma il voto al Governo delle larghe intese potrebbe distruggere definitivamente il Partito Democratico. Letta dichiara: “Dentro il Pd c’è da fare pulizia”.

 

Matteo Renzi e i suoi fedeli

“Il Pd ha l’occasione di cambiare davvero, senza paura e noi ci proveremo” dichiara il Sindaco di Firenze nonostante una buona parte del Pd guarda ai “renziani” come i possibili traditori del partito. Ma lo stesso Matteo Renzi ha più volte smentito quest’ultima voce, sottolineando che quanto non volevano votare l’hanno sempre fatto presente.

“Non sono stata direttamente coinvolta nelle scelte degli ultimi mesi né consultata sulla gestione della fase post elettorale e non intendo portare perciò la responsabilità della cattiva prova offerta dal Pd in questi giorni” ha dichiarato Rosy Bindi prima di dimettersi dal suo incarico di Presidente dell’Assemblea nazionale. Dopo le sue dimissioni, la Bindi, ha rilasciato la seguente dichiarazione a SkyTg24: “Quei 101 franchi tiratori, giustamente definiti da Bersani traditori, non hanno la consapevolezza di cosa significhi fare i parlamentari. Una delle responsabilità della segreteria è stata proprio questa: rinnovare una classe dirigente significa formarla, non fare solo un’operazione d’immagine con primarie di due giorni”.

Lo stesso Dario Franceschini, in difesa di Bersani, sostiene che “bisognerebbe correre dietro con un bastone ai traditori del Pd”. Poi invita, assieme a Fioroni, Bersani a riflettere sulle sue dimissioni e a prendere in considerazione l’ipotesi di poter rimanere. Ipotesi che però lo stesso Pier Luigi Bersani non sembra nemmeno considerare.

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