Referendum costituzionale quando il No vinse sul Si e Renzi si dimise

Referendum Costituzionale 4 dicembre vinse il No non confermata la riforma Costituzionale prevista dal testo del Ddl Boschi dimissioni Matteo Renzi

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Il referendum costituzionale di Matteo Renzi fece dimettere quest'ultimo dalla carica di Presidente del Consiglio.

Ecco come sono andate le cose in quel periodo.

Il referendum del 6 novembre, quindi non è il solito referendum abrogativo, ma un referendum confermativo, attraverso il quale il popolo italiano, deve dire Si o No alle modifiche alla Costituzione inserite nel Ddl Boschi.

Vediamo quindi cos’è e come funziona il referendum costituzionale 2016, per cosa si vota SI o NO, perché si deve confermare o meno la riforma costituzionale ed in cosa consiste.

Aggiornamento: al referendum Costituzionale ha vinto il NO con il 59,11% contro il SI al 40,89%.

 

Referendum costituzionale ha vinto il NO:

Tutte le ragioni per cui votare NO al referendum costituzionale 2016 del 4 dicembre, sono elencate sul sito ufficiale del comitato del No al refendum Costituzionale 2016 e possono essere riassunti in 7 semplici punti:

1) Votare NO alla riforma Boschi 2016, significa non dare il via libera ad una Riforma Costituzionale che non è stata votata dalla maggioranza, non solo non votata dal popolo ma anche con una legge elettorale, il Porcellum, dichiarata incostituzionale. Inoltre, agli amministratori regionali e locali, viene mantenuta l’immunità parlamentare;

2) La riforma Costituzionale 2016, è una legge non scritta in modo chiaro e trasparente, sotto dettatura del governo;

3) Non è vero che il bicameralismo viene superato in toto come sostenuto dalla Boschi, Renzi e dagli altri sostenitori del Si, in quanto il Senato cambiando forma, potrebbe creare accora più conflitti tra Stato e Regioni e tra Camera e nuovo Senato;

4) Non è vero che l’iter legislativo si semplificherebbe rispetto ad oggi, in quanto il nuovo dal nuovo iter legislativo, deriverebbero almeno 7 procedimenti legislativi differenti;

5) Non è vero che con l'approvazione del testo Ddl Boschi 2016, i costi della politica verrebbero dimezzati, secondo i sostenitori del NO al referendum, il risparmio sarebbe di circa il 20%, che però si azzererebbe con le nuove indennità al rialzo per i funzionari parlamentari;

6) Con la conferma della Riforma Costituzionale ci sarebbe il passaggio da 50.000 a 150.000 firme per richiedere un referendum di iniziativa popolare.

7) Minore sovranità popolare, la Nuova Riforma Costituzionale con l’abolizione del bicameralismo perfetto, insieme alla nuova legge elettorale, Italicum, comporterebbe una diminuzione dei poteri del popolo e la consegna la sovranità nelle mani di pochi.

In base al voto espresso dagli italiani al quesito referendario del 4 dicembre, vince il NO con il 59,11%. Renzi in conferenza stampa ha annunciato le sue dimissioni da Premier. Nel tardo pomeriggio del 5 dicembre, salirà quindi al Colle per formalizzare la sua rinuncia. Leggi: dimissioni Renzi post referendum.

Al via ora il toto nomi su chi sarà il nuovo Presidente del Consiglio, tra i più accreditati quello di Pier Carlo Padoan.

 

Referendum costituzionale Si: perché confermare la riforma?

Referendum costituzionale 2016 perché votare SI? Votare Si al referendum costituzionale 2016, significa modificare la Nostra Costituzione e quindi dire addio al bicameralismo perfetto, e lasciare che solo la Camera, possa essere eletta a suffragio universale dal popolo italiano. 

Il nuovo Senato, infatti, diventerebbe solo un organo costituito da esponenti eletti dai Consigli regionali che nominerebbero, con metodo proporzionale 95 senatori. 

Da ciò ne deriverebbe, secondo i sostenitori del Si, in primis Matteo Renzi che ha più volte dichiarato che se il SI non dovesse passare, lascerebbe il posto da Premier, che:

1) Solo la Camera potrebbe concedere la fiducia al Governo;

2) L’abolizione del Senato, farebbe diminuire la presenza di Senatori, dal momento che da 315 passerebbero a 95;

3) l’iter di approvazione delle leggi, si alleggerirebbe in quanto non dovrebbero più passare per il Senato ma solo alla Camera;

4) Porterebbe all’abolizione del Cnel, portando notevoli risparmi per le casse dello Stato;

5) Il Senato si trasformerebbe in “camera di compensazione” tra governo centrale e poteri locali, con la conseguenza che diminuirebbero i casi di contenzioso tra Stato e Regioni davanti la Corte costituzionale.

Per maggiori informazioni su cosa prevede la Riforma Costituzionale 2016.

 

Referendum 4 dicembre Si o NO: come funziona?

Come funziona il referendum Costituzionale 2016? Con il referendum del 6 novembre 2016, i cittadini sono chiamati a votare Si o NO al referendum sulla Costituzione.

Nello specifico, questo tipo di referendum non è abrogativo, ma confermativo, ossia, viene chiesto al popolo se è d’accordo o meno sulla riforma costituzionale, per il SI o il No al via libera del Ddl Boschi, pertanto, non serve il raggiungimento del quorum. 

Ciò significa che, non servirà raggiungere il 50% dei voti più uno, ma per decretare la vittoria del SI o del NO, basterà verificare la maggioranza dei voti ottenuti.

Su cosa si esprimerà la propria preferenza? Gli aventi diritto al voto, potranno indicare se sono a favore o meno alla riforma Costituzionale, per cui o si accetta tutto o si respinge tutto. 

 

Qual è il significato politico del referendum confermativo?

il significato politico del referendum costituzionale del 6 novembre 2016, ha un grandissimo peso sia sulla legislatura che sull’esecutivo.

Ciò è dovuto al fatto che se passerà il Si alla Riforma Costituzionale, il premier Renzi resterà al suo posto ed il Governo, proseguirà il suo percorso per cambiare il Paese.

Se al referendum vincono i NO, come più volte annunciato, Renzi e Boschi annunceranno le proprie dimissioni. 

Il referendum costituzionale, quindi nato e voluto fortemente da Matteo Renzi, per cambiare la Costituzione Italiana, ha assunto per volere dello stesso premier, una connotazione più politica, se vince il SI, Matteo Renzi rimane al Governo, se vince il NO, il Presidente del Consiglio fa un passo indietro e si dimette insieme alla ministra, Maria Elena Boschi.

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